Peppino Impastato

Mi chiamo Peppino e ho un grande difetto.
Non so stare in silenzio.
Ho smesso però di parlare a mio padre, perché diciamo così, non seguo i suoi stessi ideali.
Non abbiamo parenti in comune.
Non più.
Ho fatto il più grande errore della mia vita,
dicono, sedendomi dalla parte della ragione.
La mia.
Sono un poeta, un politico.
Una voce alla radio.
Che denuncia.
Deride.
Accusa.
Offende.
Spaventa.
Sono uno che non sa stare zitto.
Uso la lingua per parlare.
Chissà con che diritto poi…
Non è vero?
Pensate che mia madre, povera donna, madre di uno come me, mi porta da mangiare ed anche i vestiti puliti, di nascosto.
Vittima, di avere un figlio così, in questa omertosa Sicilia.
Terra di profumi, amori, colori… e bocche cucite.
E io ho parlato invece e poi alla fine mi sono suicidato.
O mi “hanno suicidato”.
Mi sono vestito con il tritolo e mi sono fatto saltare in aria, sui binari della ferrovia.
Suicidio.
Però Peppino non é morto.
Peppino vi saluta, con la barba incolta.
Da una sedia onesta.
Perché quelli come lui, restano, per sempre.
Non dimenticatevi, di ricordare.

In memoria di Peppino impastato
rivoluzionario e militante comunista.
-9 Maggio 1978-

“Ora sugnu orgoliosa, certu la ferita mi rimasi ancora aperta. Però…
Ora lu pinsati tutti a Peppino”.
(Felicia Impastato)

Daniela Sasso