VOLO NELL’ARTE, di Wanda Lombardi

Guido Miano Editore, 2021. Recensione di Enzo Concardi

Contrariamente a quanto il titolo dell’opera lascerebbe intendere, solo alcuni testi poetici di Wanda Lombardi sono dedicati a motivi artistici provenienti dal cosiddetto ‘parallelismo delle arti’, cioè dall’incontro e dall’osmosi di poesia, pittura, scultura e musica. Le altre composizioni passano da una letteratura oggettiva ad una scrittura soggettiva, in cui emergono le suggestioni della memoria, ovvero i ricordi del passato, del bel tempo andato giovanile, gli affetti domestici e familiari, ma anche corpose riflessioni esistenziali sul disagio del vivere, sui valori perduti, sull’analisi della propria condizione morale e spirituale, sui tempi moderni, sempre con un insistito raffronto tra ciò che è stato e non più, come anche Rossella Cerniglia rileva nella sua prefazione: “Un netto divario separa irrimediabilmente l’oggi dal passato: uno spartiacque sentimentale, etico ed artistico persino, dalla portata quasi epocale…”. E di ciò siamo tutti testimoni, almeno da parte di coloro che hanno attraversato ormai il tempo di parecchie generazioni e sono in grado lucidamente di guardare in faccia alle trasformazioni avvenute, spesso nel senso di una perdita di umanità ed autenticità dell’esistenza, corrispondente ad un clima di tramonto di idealità di un’intera civiltà.

Le liriche dedicate espressamente al ‘volo nell’arte’ partono da un ritratto del pittore impressionista Federigo Zandomeneghi, dal carattere scontroso, ma dai tratti delicati sulla tela: la poetessa ne rivela in particolare i colori sfavillanti e i contrasti accesi nelle sue figure dagli abiti ottocenteschi. Misconosciuto in patria, ebbe solo gloria postuma. Una emozionante visita al Museo dell’Ermitage le consente d’ammirare diversi stili artistici, ed è avvinta soprattutto da Una scultura del Canova: è Paolina Bonaparte, mollemente distesa come una Venere. Nella musica è un’altra lirica ispirata agli apparentamenti artistici: nel silenzio di un pomeriggio avanzato giungono a deliziare il suo spirito le dolci e nostalgiche note di una brano di Beethoven, seguito dal malinconico Adagio di Barber e dal “sommesso ma a tratti esaltante” Notturno di Chopin. Infine il dolce-forte concerto delle Quattro stagioni di Vivaldi trasmette a lei le sensazioni tumultuose dei paesaggi tormentati, mentre serenità e gioia si alternano quando i passaggi musicali sono lievi e sommessi e in tal modo le sembra di far parte “degli eterni cicli della natura”.

 I testi successivi, come già anticipato, prendono invece altre strade e, specialmente, la via del ritorno al passato, del rimpianto degli anni vissuti non più revocabili, degli affetti perduti, del malinconico e nostalgico sentimento di un mondo caro e ancora desiderato, ma non più esistente, perché trasformato dall’erosione del tempo e dai mutamenti epocali. Il pensiero rivolto ai genitori è presente nelle liriche Mamma e Ricordi. Nel cinquantesimo della morte della madre evoca la sua figura preziosa, delicata ed accorta nella pur breve presenza terrena e, frugando nel baule dei ricordi, emerge la figura del padre e riprova la dolcezza d’averlo avuto accanto. E su tale falsariga, tipo ‘recherche’ proustiana, si collocano Un album di fotografie, Orme lontane, Mite passato, Le Naiadi… le più emblematiche e crepuscolari del suo attaccamento al passato, divenuto un rifugio psicologico e spirituale rispetto alle non certezze dell’oggi, alla lontananza dalla giovinezza. Questi testi – come quasi tutti gli altri – rivelano coerentemente stile e linguaggio tendenti alla rivisitazione di un neoclassicismo personalmente rielaborato e ammodernato per certi aspetti; espressioni come: “Sul verone antico”, “Vibrar fero dell’animo le corde”, “Qual foglia mi sembra volteggiare” (da Nella musica); “E mi sovvien dei giorni, tuoi terreni” (da Mamma); “Tremula sul volto lacrima furtiva” (da Note nell’aria); “Di obliar caduche cose” (da Onde) e altre, ne sono testimonianza. 

 Incontriamo ancora liriche esistenziali, in bilico tra pessimismo, rassegnazione e speranza nell’Eterno: qui si parla della forza dell’anima e della fede nel superare gli ostacoli; del navigare con la mente verso l’Oltre in colloquio con Dante; del senso della vita che lei trova nel dolore che l’accompagna nell’ultimo tratto di strada da vivere, come un albero stanco la sera, come un piccolo universo ora senz’anima. Ma c’è ancora tempo per denunciare L’indifferenza della nostra società, male sociale tra i peggiori; per rimembrare dolcezza d’amore vissuto e perso; per Inseguire la speranza sulle orme dell’emigrante; per veder finire le sofferenze di un Esile bimbo vittima di abbandono; per elevare una lode alla grandezza del Signore… e per scrivere deliziosi haiku sulla primavera e l’estate, simboli di vita.

Enzo Concardi

Wanda Lombardi, Volo nell’arte, prefazione di Rossella Cerniglia; Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 80, isbn 978-88-31497-38-1.