Tra cent’anni forse meno
in mezzo a gente di piazza gialla e nera
che mal ti sopporta perché manchi di pigmento
quando qualcuno si volterà sorpreso
dicendo – Toh guarda un bianco!
e a quel richiamo d’inferiorità nel segno
del diverso (pregiudizio o vicolo cieco)
si stringeranno minacciosi intorno
ci sarà pure una voce più savia
che la spunterà ridendo – Via
non esageriamo! in fondo
ha qualcosa di umano …

NELO RISI, 1975

Poesia curiosa per alcuni motivi. La data precoce, 1975, quando l’immigrazione in Italia non era ancora pressoché iniziata. Il fatto che il poeta fosse schierato a sinistra, in un’epoca in cui la distinzione aveva ancora senso: esemplare il suo film “Diario di una schizofrenica” (1968). Terzo, la poesia è palesemente ironica (quando si dice il contrario di ciò che si pensa): rovescia il sentire comune dell’epoca, e certo non intende essere profetica. L’ironia però è una figura retorica complessa, perché coinvolge la psiche di chi la usa. Può indicare una posizione ibrida del tipo “qui lo dico, qui lo nego”; oppure essere uno sfoggio di raffinatezza. Spesso ha una funzione satirica (Il sarcasmo) e polemica. Qui potrebbe significare una polemica implicita contro il razzismo, ma non mi sembra. Sempre è una forma di autodifesa, di chi teme di rivelare sé stesso, e si nasconde dietro affermazioni fuori binario, assurde o sorprendenti, seppure in parte condivise. Vedi l’ultimo verso, che sembra un adynaton (iperbole in forma di paradosso). Sicuramente lo slogan immondo (a mio avviso, perché strumentale) “prima gli italiani” non deriva da qui. Quanti nostri parlamentari conoscono Nelo Risi? Forse sanno chi è il fratello Dino.