Secondo le varie tradizioni che si richiamano all’insegnamento del Buddha, questa è la luna piena del Vesak, che celebra la nascita, l’Illuminazione e la morte (o la definitiva entrata nel Nirvana) del Buddha stesso. L’aver fatto coincidere i tre eventi in un’unica celebrazione fa pensare a una pura convenzione, ma perché non intendere un senso profondo, che ha da vedere col contenuto stesso dell’Illuminazione?


A un primo livello, facilmente comprensibile a chiunque, l’insegnamento del Buddha conduce all’uscita dalla sofferenza, intendendo quella che arrechiamo a noi stessi con una scorretta condotta di vita. È però possibile che a un livello più profondo ci si riferisca a ciò per cui soffriamo maggiormente: la paura della morte.

Non ci consola sapere che si muore per il semplice fatto di esser nati, ma non viene da pensare che presupponiamo una convinzione inamovibile: che ogni essere, come direbbe Emanuele Severino, venga dal nulla e al nulla ritorni. La nostra mente cerca infatti di afferrare quel che inesorabilmente sfugge. Ma se la mente cambiasse orientamento, senza più cercare di afferrare, rimanendo stabile nella presenza e senza fuggire nel ricordo e nell’attesa, cosa accadrebbe? Avremmo ancora paura della morte?