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Proverbi e comportamenti umani, di Luciana Benotto

Chi di noi non ha mai usato espressioni come: “Non è tutto oro quel che luccica”; “Morto un papa se ne fa un altro” (anche se attualmente i papi preferiscono andare in pensione). Oppure quando si dice “Tra moglie e marito non mettere il dito”; “Chi si loda si imbroda”; “A pagare e morire c’è sempre tempo”; “A buon intenditor, poche parole”? Eh sì, i proverbi e i modi di dire fanno parte delle tradizioni di tutti i popoli e sono utili per spiegare in modo intuitivo concetti talvolta anche complessi.

In fondo i proverbi non sono altro che norme nate dall’esperienza comune, sono delle massime, magari metaforicamente o in rima, che noi usiamo per dare consigli e giudizi. Ma sono anche socialmente molto importanti perché, come dice il sociologo americano W.G. Sumner, a proposito di ciò che lui chiama folkways, essi sono leggi non scritte, e rappresentano gli usi più consuetudinari di una società che, se disattesi, provocano disprezzo, ironia, scherno, e che però sono altrettanto pressanti delle leggi scritte e delle loro sanzioni.

I proverbi rappresentano, dunque, la saggezza e il buon senso dei popoli e, tanto per fare un esempio, anche il grande scrittore Giovanni Verga, li usò nel suo arcinoto romanzo “I Malavoglia”, dove racconta le traversie di una famiglia, soprannominata umoristicamente in tal modo perché era usanza popolare dare un nomignolo che esprimesse l’esatto contrario di quel che le persone erano. Chi può aver mai dimenticato ciò che ci raccontava il nostro insegnante di Italiano, ovvero che padron ‘Ntoni, l’anziano patriarca, incarnazione della saggezza popolare, li dispensava a piene mani? Ma lasciamo per un attimo parlare l’autore:

  • Padron ‘Ntoni sapeva anche certi motti e proverbi che aveva sentito dagli antichi: “Perché il motto degli antichi mai mentì” – “Senza pilota barca non cammina” – “Per far da papa bisogna saper far da sagrestano” – oppure – “Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai” – “Contentati di quel che t’ha fatto tuo padre; se non altro non sarai un birbante” ed altre sentenze giudiziose… 

Si evince che la filosofia spicciola di questo capofamiglia era quella che ciascuno doveva stare al proprio posto, legato a ruoli e doveri immutabili, se non si voleva finire male, quindi delle perle di saggezza.

Insomma, i proverbi sono un vero e proprio patrimonio culturale, testimonianze di epoche passate che non debbono essere dimenticate; e infatti esistono i paremiologi, ovvero, gli studiosi dei proverbi. Tra costoro Pietro Migliorini, enciclopedico e dizionarista, che ne ha raccolti in un robusto volume quanti più possibili, dando così vita ad un’antologia organizzata in ordine alfabetico, in cui per ognuno di essi ha chiarito e spiegato il significato nel modo più semplice possibile. Il testo, intitolato “Il grande libro dei proverbi” ci fa scoprire quelli di tutte le regioni d’Italia, anche i meno noti, ma comunque curiosi, dalla cui lettura, magari scelta casualmente, in una serata tra amici potrebbe far nascere un momento di svago, risate e ricordi del passato, assaporandoli così come “Una ciliegia tira l’altra”.

“Il grande libro dei proverbi” 408 pagine è edito da Book Time a 19 €