Federica Vanossi: Ho talmente tanto da dire che i pensieri si intersecano e si accavallano

So che continuando a scrivere o comporre, come mi piace definire il mio ricamo di parole, prima o poi imparerò a mettere più punti, rompendo le frasi interminabili che spezzo con poche righe, benché conosca la punteggiatura, imitando a mio modo il “flusso di coscienza” di Joyce e Proust. 

Ho talmente tanto da dire che i pensieri si intersecano e si accavallano.

A volte salto da un argomento all’altro, per non lasciare il tempo di riprendere aria e tornare sui miei passi. In altre occasioni si tratta di un trucco, per non dimenticare un’emozione che bussa ad una memoria che a volte vorrei sorda alle mie richieste, per non soffrire, per non dover vedere la realtà, quella vera, non quella che invento. Se proprio non è possibile, se la ferita si infetta a tal punto da non poter tornare indietro, mi nascondo, inventando una favola per non parlare in prima persona ed essere responsabile di quello che scappa dal cuore e si ferma sulle righe o sui quadretti degli spartiti linguistici. Che si tratti della principessa Drusilla, o di qualche marachella dei gemelli, i miei nipoti, tossisco parole che non vorrei dire ma forse fin troppo. 

Mi manca il coraggio sempre più raramente e permetto ad altri personaggi di parlare per me, come se volessi fingere che chi legge non comprenda.

Dietro ogni riga, che si tratti di una poesia in versi, di una canzone o di un romanzo, c’è un io narrante che parla; si tratta di un gioco.  Dico, urlo, ma se è troppo non è il mio pensiero. 

Ma chi voglio prendere in giro? La principessa che viene dall’Oriente è la parte nascosta di me, quella che vorrei essere e che sto tentando di far riaffiorare. 

E i gemelli? Loro mi permettono di cantare la melodia dell’essere mamma come avevo sognato, senza che tu possa darmi contro, senza che i miei sì diventino no. 

Se i miei figli riusciranno a leggere tra le righe delle novelle comiche di Pietro e Giacomo, saranno meno severi con me e capiranno quello che avrei voluto insegnare ad entrambi, ma con un sottofondo di canzoni intonate e non di grida e piatti sbattuti in terra.