A tre anni dalla presentazione auspichiamo si possa raggiungere presto l’obiettivo

Politica Agricola Comune: regole certe e stabilità, urgente l’accordo sulla riforma 

Tenere ben presente l’impatto delle nuove misure rispetto a strategie europee come la Farm to Fork 

Coldiretti. Alessandria: Serve al più presto un accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac) per consentire la programmazione degli investimenti nelle aziende agricole italiane per una spesa di circa 50 miliardi da qui al 2027. E’ quanto afferma Coldiretti nell’esprimere sostegno alle posizioni sostenute dal Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, nell’ambito del negoziato sulla riforma della Politica agricola Comune che è stato rinviato a giugno.

“Auspichiamo che, a tre anni dalla presentazione della proposta di riforma della Pac, si possa al più presto raggiungere un accordo necessario per garantire regole certe e stabilità agli agricoltori per i prossimi anni, in termini di investimenti e programmazione, soprattutto in un periodo di incertezza e difficoltà di mercato a causa della pandemia – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Occorre arrivare al più presto ad un accordo che tenga conto dell’obiettivo di sostenere adeguatamente i redditi degli agricoltori, premiare comportamenti virtuosi in coerenza anche con il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, di affrontare i danni provocati dai cambiamenti climatici, favorire il ritorno alla terra in atto nelle giovani generazioni e garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e i requisiti sociali dei pertinenti contratti collettivi”. 

La riforma della Pac potrà portare risultati tangibili solo si terrà ben presente l’impatto delle misure previste nella nuova Politica agricola rispetto alle azioni previste dalle Strategie europee della Farm to Fork e della Biodiversità. 

“In questo senso – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo – Coldiretti continua a sostenere l’assoluta necessità che la Commissione fornisca uno studio di impatto cumulativo prima di avanzare proposte legislative ulteriori e che si compiano scelte coraggiose in termini di trasparenza per il consumatore, estendendo a tutti i prodotti l’obbligo dell’indicazione del paese d’origine e respingendo sistemi di etichettatura nutrizionali fuorvianti come il Nutriscore”.