QUI, ALLA PANCHINA DI SOLE, di ALFONSO GATTO, recensione di Elvio Bombonato

QUI, ALLA PANCHINA DI SOLE

Qui, alla panchina di sole,

la faccia ad occhi chiusi tra le palme,

io t’ascolto venire. Tu potresti

incamminata ad apparirmi avere

il tuo passo di ghiaia, questo sole

di chi passa esitante o siede lieto.

Per tutti giunge sui capelli il nome

della brezza che veste il primo amore,

un giorno che durò tutta la vita.

ALFONSO GATTO, Poesie d’amore – II parte. 1960/72.

Poesia di 9 versi, endecasillabi piani, tranne il primo, novenario.  Il poeta è nel parco (la panchina, le palme, la ghiaia) e attende l’arrivo della donna, con la gioia di chi aspetta la sua apparizione.  Come quasi sempre nelle poesie liriche, il sentimento del poeta è collocato nel paesaggio, qui solare.  Esemplare – dal punto di vista metrico – il 3° verso, spezzato in orizzontale dall’emistichio, e in verticale dall’enjambement.  “Incamminata ad apparirmi”: un inciso, che sveltisce la sintassi. La terzina finale è gnomica, alla maniera dell’amato Leopardi.