Giugno si svegliò stiracchiandosi pigramente. Che dormita, ragazzi! Undici lunghi mesi. Era pimpante ed euforico, fece uno sberleffo a Maggio e si mise subito all’opera.Organizzò una riunione con Vento, Sole e Pioggia.“Ascoltatemi bene” cominciò.“Tu, Sole, devi scaldare ogni giorno finché ci sarò io. Devi brillare alto nel cielo senza bruciare troppo, e aiutare i boccioli dei fiori ad aprirsi. Ma non dimenticare di asciugare qualche lacrima con i tuoi lunghi raggi. C’è sempre un cuore che soffre e tu puoi scaldarlo così come fai con il Creato.Tu, Vento, cerca di essere delicato come una carezza. Non ti arrabbiare troppo, per piacere, ché già hai fatto parecchi danni quest’inverno passato. Sì, lo so, non sempre è colpa tua. Gli uomini fanno quello che vogliono con la natura e non rispettano l’ambiente e poi danno la colpa a voi se accadono catastrofi. Fa’ conoscere la tua gentilezza e asciuga i panni stesi. È bellissimo quando giochi a nascondino tra tovaglie e lenzuola.Pioggia cara, ti prego. Scendi leggera sui prati, disseta uccellini e margherite e anche tu, per favore, non essere troppo dura con questa strana umanità.”I tre elementi accettarono i compiti assegnati e tornarono alle proprie occupazioni.I giorni trascorrevano lenti. Giugno osservava tutto quello che accadeva ed era soddisfatto perché le persone erano contente, uscivano a fare lunghe passeggiate e i bambini, liberi dall’impegno della scuola, giocavano allegri per le strade e nei prati.Era il giorno 21 e Sole era alto nel cielo. Tanti ragazzi cominciavano a far visita a Mare e quest’ultimo era meraviglioso, cambiando continuamente colore dal blu al verde all’azzurro. Pesciolini variopinti nuotavano allegri e saltavano tra le onde.All’improvviso, però, nuvole grigie coprirono Sole, e Pioggia cominciò a mandare le sue gocce d’acqua sulla spiaggia. Era, però, una pioggerellina fina fina che non dava fastidio. Un granchio appena nato, e che stava cominciando a esplorare l’ambiente, perse l’orientamento e si ferì a una zampetta. Si ritrovò, così, solo sulla battigia. Era spaventato perché non riusciva a tornare sotto la sabbia. Un cagnolino che giocava tra le onde lo vide e, avvicinandosi, gli chiese:“Cosa ti succede?”Il granchietto si mise sulla difensiva e provò a pungerlo.“Ahi! Mi hai fatto male. Io volevo solo aiutarti” esclamò il cagnolino.“Scusami, pensavo volessi mangiarmi. Ho perso i miei amici e non riesco a tornare sotto la sabbia.”Allora il cagnolino scavò una piccola buca con le sue zampette e, delicatamente, vi spinse dentro il granchio. “Grazie, amico mio. Ora tornerò in mare. E scusa per la pungicata.”Il cagnolino coprì la buca e se ne andò a cercare dei pezzetti di legno mentre Sole tornava a splendere.Era ormai il giorno 30. Giugno si sentiva un po’ triste ma soddisfatto per il lavoro svolto. L’estate aveva fatto il suo ingresso in grande stile. Ovunque era un tripudio di colori e di profumi. Tutti sembravano più felici, progettavano vacanze e lunghe serate da trascorrere all’aperto, in compagnia di amici e di un buon bicchiere di vino bianco ghiacciato.Il suo compito era terminato. Lo attendeva un lungo riposo in attesa di un nuovo ed esaltante risveglio ricco di piacevoli abitudini e di qualche bella novità. Con un sorriso di compiacimento, Giugno chiuse gli occhi e si addormentò.

Favola di Federica Sanguigni e disegno di Errebi (Roberto Busembai)