Maria Clausi: CHE COSA È LO STATO DI DIRITTO?

Voglio fare delle riflessioni, ma non di carattere tecnico. Inoltre, voglio precisare che non ho risposte o verità da proporre; piuttosto ho domande da porre.

Spesso leggo: l’ergastolo contrasta con lo Stato di diritto.

Che cosa è lo Stato di diritto? A che cosa si contrappone uno Stato di diritto? Ad uno Stato privo di leggi?

Nel momento in cui una società decide di creare una organizzazione statale, lo fa necessariamente sulla base di regole. Può, dunque, esistere uno Stato che non trovi fondamento su un corpo di leggi?

È errato pensare che il contrario dello Stato, o dello Stato di diritto, sia una società priva di regole e che vive allo stato naturale?

Probabilmente una società potrebbe vivere anche secondo le regole della Natura (perché anche in Natura esistono delle regole) o secondo quello che Sant’Agostino chiamava il diritto naturale che Iddio ha impresso nel cuore di ogni uomo; ma ciò è possibile? O forse perché ciò avvenga è necessario che l’essere umano sia libero dalla tentazione del male?

Uno psichiatra forense una volta spiegò che nella sua carriera aveva avuto modo di studiare molti soggetti che avevano il bisogno insopprimibile di uccidere e che se lasciati liberi di vivere nella società non avrebbero fatto altro che soddisfare questo insopprimibile bisogno.

Per la psichiatria spesso queste persone sono definite malate di mente; per chi crede sono persone malate nell’anima; da molti altri vengono semplicemente definiti mostri. 

Ci sono poi soggetti che hanno il bisogno di predominare sugli altri, di avere in mano potere e ricchezza e per raggiungere tale condizione sono disposti a sacrificare vite umane. Un noto conoscitore del mondo del crimine una volta affermò che tali soggetti non conoscono redenzione e che se lasciati vivere liberi nella società ne insidieranno sempre la pace e la serena convivenza.

Vi sarebbero, dunque, soggetti “irriducibili” per i quali è impossibile una prospettiva di redenzione.

Quale sorte si può riservare a questi irriducibili? Quale misura si può applicare a chi rifiuta ogni idea di serena convivenza con i simili? Quale prezzo può avere per la società la libertà di chi non conosce altro modo di vivere che il crimine?

La prigione è il contrario della libertà? O forse è la redenzione la vera libertà ed il contrario della prigione?