Bruno Mattu: “Ma lei li prende i mezzi  pubblici?”

Un breve racconto che scrissi nel 2010 per partecipare ad un concorso indetto da Atac, ma che poi non spedì più perché non venne più bandito:

“Ma lei li prende i mezzi  pubblici?”

Ero dal dottore. Che fossi preoccupato lo si percepiva da come mi guardavo intorno: la circospezione che trasaliva dalle occhiate che lanciavo aveva l’effetto di liberarmi lo spazio circostante dall’opprimente calca dei pazienti che affollavano lo studio medico a quell’ora nella speranza di essere ricevuti.

Una volta entrato, anche il medico doveva averlo intuito e, con tutta l’aria di sapere dove voleva arrivare, teneva in mano gli esami che avevo dato alla sua segretaria il giorno prima, proprio alla pagina incriminata su cui erano evidenziati, con un pullulare di asterischi, i valori più sballati rispetto alla media delle analisi fatte.

“Su questa strada non può andare avanti!”- mi diceva- “Rischia di arrivare ad un punto morto!”- e poi rinforzava – “Ha seri problemi di circolazione!”

A quella parola magica mi veniva spontaneo ripensare a tutti i momenti trascorsi al chiuso della mia utilitaria, intrappolato per ore nel traffico.

Già mi stavo convincendo che avesse senz’altro ragione e quasi gli volevo chiedere se lui aveva la ricetta giusta per risolvere lo spinoso problema che da decenni si trascinava.

Quando, improvviso, mi interrompeva i pensieri con un’altra domanda: “Ma un po’ di moto? Ci ha mai pensato?”

Ecco la soluzione! Avrei dovuto cimentarmi sulle due ruote, dribblare gli ingorghi più ostinati con l’agilità di un centauro, anche se, dati gli anni sulle spalle, la vedevo impresa ardua ed alquanto pericolosa. Le strade, che in genere percorrevo, avevano tutta l’aria di nascondere molte insidie.

Doveva aver letto qualcosa nel mio viso, perché mi si frapponeva improvviso, proprio nel bel mezzo del mio discorso con un: “Ma che ha capito!! Al limite la bicicletta! Guardi le caviglie che ha!?! Sembrano quelle di un settantenne!!!”

In effetti, dopo aver finito con le analisi era passato a visitarmi. Sulla bilancia, per poco non gli facevo scappare la lancetta. Senza calzoni e a torso nudo facevo ancora la mia figura, peccato che i muscoli si erano ben nascosti, dietro e sotto l’adipe che mi assediava, un po’ dappertutto. La pancia, poi, mi pendeva vistosamente sul davanti e quasi mi impediva di vedermi le caviglie.

Già le caviglie: erano tutte violacee, come se il sangue non vi circolasse agevolmente e faticavano a sostenere il peso che vi gravava sopra.

Infine sentenziava: “Nel suo caso di reiterato sedentarismo ostinato, potrebbe esserci una soluzione che si adatta perfettamente alle sue problematiche e che, alla lunga,  potrebbe anche risolverle. Dovrebbe fare un po’ di palestra e mi rendo conto che al giorno d’oggi i prezzi non sono affatto contenuti. Ci vorrebbe un escamotage!…Mi faccia un attimo riflettere!… Ma lei li prende i mezzi pubblici??”

Davanti il più stupito dei miei sguardi, non aveva dubbi sulla negatività della risposta e proseguiva : “Ecco! Sulla ricetta le ho prescritto, innanzitutto, l’acquisto della tessera Metrebus annuale e poi di prendere,  almeno due volte al giorno, un mezzo pubblico, non importa il tipo, purché per un tragitto superiore alla mezz’ora. E non si azzardi a cercare posto a sedere, comprometterebbe il buon esito della terapia. Stia in piedi, aggrappato agli appositi sostegni: ciò le consente di fare esercizio per la muscolatura degli arti superiori. Approfitti delle frenate e degli eventuali scossoni per fare esercizio per i bicipiti, ma non si dimentichi di coinvolgere negli esercizi anche i pettorali. Le gambe non le tenga rigide, potrebbe causare problemi alle articolazioni. Se la spingono o la comprimono, sia sulla schiena che nel ventre ha anche la possibilità di rinforzare i dorsali e gli addominali. 

Se le fermate sono distanti da casa sua è meglio: così allena anche gli arti inferiori e li tiene in esercizio, come stanno ora i suoi quadricipiti non va affatto bene.

In caso di scioperi non si arrischi a prendere l’utilitaria, vada a piedi: vedrà già dopo pochi mesi che sollievo per la sua salute!!!”.

Autore:

Bruno Mattu anno 2010