Federica Vanossi: Ricordo bene, riguardo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, il paragrafo sulla libertà di opinione e di espressione.

Ricordo bene, riguardo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, il paragrafo sulla libertà di opinione e di espressione.

Suonava come un inno cantato a voce alta e con le parole scandite con forza, a sottolineare un diritto a cui nessuno poteva sottrarsi. Io lo memorizzavo quasi fosse un dovere da esprimere in famiglia, a scuola e ovunque, pur non perdendo di vista il rispetto dovuto nei confronti di chiunque, anche di chi, a ben vedere, non lo meriterebbe. 

Eclatante, se riferito a nomi altisonanti, non impoverisce il significato, quando a farsene paladino è un perfetto sconosciuto, o sconosciuta, tanto per non nascondersi dietro alle parole. Sì, quelle che ora difendo a spada sguainata, senza timore di fendenti che sferro ovunque. Fino a ieri pensavo ad una scenata che mi riportava indietro e che mi avrebbe lasciata senza forze e nuovamente in un angolo. Eppure era diverso! Improvvisamente non avevo paura e rispondevo per le rime, o meglio, secondo la metrica, quella che invento di riga in riga, perché si adatti solo ai miei scritti. 

Si tratta di un abito su misura; un abito che sta a pennello, perché hai preso precedentemente le misure e va bene solo a te. Ed è per questo che te ne innamori: è solo tuo, originale e con  il copyright. Infine, oggi scopri che scrivere, il tuo, diventa l’arma più potente e pericolosa e qualcuno, non troppo velatamente cerca di toglierti l’Auretta, ricreando un cratere vuoto in cui spingerti con un calcio. Stranita, osservo volti che si girano per non incontrare il mio sguardo: hanno paura!. Non sono io quella che si spaventa e scappa.Dunque come ho agito? Sono tornata nella tana del lupo, spavalda e sorridente ma educata nei modi, forse meno nelle risposte che non ho voluto controllare. Scriverò di quello che mi va: cavalli e poi gemelli, o tutti e due insieme. E ancora di saltimbanchi e pagliacci. Io odio i pagliacci, quasi quanto i bonsai. Domani torno nell’arena e senza dimenticare a casa il quaderno blu che tengo in mano. Voglio che si veda bene. Ci scrivo rabbia, amore e fantasia e,se disturba il rumore delle pagine, le sfoglierò con la potenza di un’euforia che aumenta e aumenta ancora. Rischio? È una sensazione eccitante e sinceramente di grida e moniti me ne frego alla grande!