Giuseppe Amadio: LIBERTÀ DI DISSENTIRE

Un’amica carissima, commentando la strofetta che ho dedicato sull’APP alla festa della Repubblica, mi ha ricordato che “libertà è partecipazione”. Purtroppo dissento. Quella canzone di Giorgio Gaber non mi è mai piaciuta molto, proprio per quell’affermazione ripetuta al termine del ritornello, a mio parere in contraddizione con tutto il resto. E sì che Gaber in generale mi piaceva: dal Cerutti Gino del bar del Giambellino fino al più maturo signor G. Ma quella canzone, anzi quel ritornello, no. Persino la sua melodia mi infastidiva: mi suonava didascalica, come l’assunto. In ambito clericale si direbbe pastorale, anzi catechistico. Le femministe probabilmente lo direbbero “paternalistico” e magari vi vedrebbero un caso di “mansplaining”. Io semplicemente dissento. 

Non credo affatto che la libertà sia partecipazione, posto che per me libertà è soprattutto dissenso, libertà di dissentire. La partecipazione può certamente essere una buona cosa, un’ottima cosa, ma non in sé, solo in funzione degli obiettivi. La partecipazione a banda armata, per dire, è addirittura un reato per il nostro codice penale. Invece il dissenso è un segno sicuro di libertà. Là dove non c’è dissenso (o dove i dissenzienti sono uccisi, imprigionati, esposti alla gogna e al pubblico ludibrio) non c’è libertà. Inoltre il dissenso è lo spazio indispensabile per il pluralismo, e senza pluralismo non c’è (vera) democrazia. Democrazia e libertà per me sono fondamenti irrinunciabili insieme all’equità. Preferisco questo termine a quello di uguaglianza, che ha bisogno di essere specificato per evitare il rischio di cancellare la diversità, che pure va rispettata, mentre in equità sento risuonare anche l’elemento della giustizia. 

P.S. La “libertae” in dialetto che posto qui sotto non so se sia davvero opera del ligure Sandro Pertini, ma ho buoni motivi per crederlo, visto che l’ho trovata in una chat di amici della Resistenza, prevalentemente liguri, proprio il giorno della festa della Repubblica. Le mie elucubrazioni, invece, di cui mi scuso in particolare con l’amica carissima, sono il frutto di una lunga attesa stamattina al centro prelievi presso il Gardella, dove sono andato senza prenotazione, scoprendo che c’erano due code, quella dei non prenotati e quella dei prenotati con Zerocoda. La mia era un po’ più lunga dell’altra, ma neanche tanto. Probabilmente perché i prenotati sono arrivati con molto anticipo sulla prenotazione stessa. Comunque hanno fatto la coda anche loro.