Il calendario fiscale di giugno interessa 17,4 mln di contribuenti. Il 60% della popolazione è a carico dello Stato

FEDERCONTRIBUENTI: 144 gli appuntamenti che interesseranno tutte le tipologie di contribuenti. Federcontribuenti: ”a pesare di più sono i versamenti che riguardano l’86% di tutti gli adempimenti incluso il saldo 2020 e primo acconto 2021 delle imposte sui redditi. L’invito ai contribuenti è di non attendere se si è in evidente stato di difficoltà economica onde evitare gravi conseguenze”. L’83,4% sono crediti di natura erariale affidati alla riscossione da Agenzia delle Entrate; il 13,1% son crediti di natura contributiva o previdenziale affidati dall’INPS e dall’INAIL; il 1,9% crediti affidati dai Comuni e l’1,6% sono crediti affidati da altri enti impositori (Regioni, Casse di previdenza, Camere di commercio, Ordini professionali). ” Molte di tutte queste pendenze fiscali che non saranno pagate diverranno il boomerang che taglierà la testa agli stessi scrocconi e agli stessi politici che li hanno usati per farsi eleggere”. Solo il 40% della popolazione versa oltre il 90% del monte tasse, locali e nazionali, mentre il 60% non solo non le paga, ma è anche totalmente a carico della collettività.

A quanto ammonta il debito dei contribuenti italiani?

In Veneto mediamente il debito è di circa 360 mila euro, quasi il quadruplo rispetto alla media del nord di Italia ferma alla soglia di circa 82 mila euro. In Lombardia il debito medio è di circa 230 mila euro; nel periodo pandemico queste somme saranno destinate a sommarsi ai nuovi debiti maturati in assenza di altri redditi e adeguati sostegni dallo Stato durante le chiusure forzate.

Nel Mezzogiorno, da sempre ritenuto culla dell’evasione fiscale, la media dei debiti a carico dei contribuenti scende e di molto: Campania circa 65 mila euro; Calabria 12 mila euro; Sicilia sotto i 19 mila euro.

Solo un 1,3% dei contribuenti ha un carico debitorio superiore a 500 mila euro.

Dei famosi 450 miliardi di euro di debiti con l’Agenzia delle Entrate Riscossione, ben il 40% del totale sarà difficilmente esigibile perchè a carico di soggetti non più in grado di provvedere a se stessi o all’Erario: 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 118,9 miliardi di euro è il valore delle somme che persone decedute e imprese cessate devono al Fisco; 109,5 miliardi dovrebbe arrivare dai nuovi nullatenenti. Lo stesso Direttore dell’AdER affermava poi come 68,8 miliardi di euro riguardino – attività di riscossione sospesa per provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in forza di sentenze dell’autorità giudiziaria -. In questo importo finale rientrano anche le quote oggetto di richieste di accesso alla definizione agevolata prevista dall’art. 3 del DL n. 119/2018 che ha introdotto la Rottamazione-ter ampliando il relativo perimetro applicativo ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2017.

Conclusioni a cura della Federcontribuenti:

”Solo il 40% della popolazione versa oltre il 90% del monte tasse, locali e nazionali, mentre il 60% non solo non le paga, ma è anche totalmente a carico della collettività. Questa politica che aizza il lettorato contro i ricchi è una politica che uccide l’economia nazionale futura e mortifica chi lavora con fatica. Noi dobbiamo abbassare le tasse a chi le versa e stanare tutti gli scrocconi.

Abbiamo bisogno di una banca dati nazionale dell’assistenza che consenta un controllo dell’enorme spesa sociale sostituendo l’inadeguato ISEE che, lungi dal far emergere i redditi, incentiva a dichiarare il meno possibile per beneficiare di una numerosissima serie di

agevolazioni e benefici collegati al reddito. I vari Reddito di Cittadinanza e bonus dati senza alcun controllo hanno incrementato il sommerso. Anziché fare una serrata lotta all’evasione fiscale e controllare la spesa per assistenza con idonee banche dati, aumentano le spese per i poco abbienti (la maggior parte dei quali probabilmente non ha mai pagato imposte e

contributi sociali e non ha mai avuto voglia di lavorare). La stessa polemica che confronta la quota del RDC con gli stipendi medi e che giustificherebbe ”il non lavorare” è stupida, populista e pericolosa. La questione del reddito medio va affrontata con i sindacati e per aumentare i salari occorre abbassare le tasse al titolare del lavoro e stanare chi scrocca senza sosta uno Stato che di Welfare spende il 60% di tutte le entrate. La politica populista ci ha gravemente danneggiati ma, ai scrocconi conviene. Molte di tutte queste pendenze fiscali che non saranno pagate diverranno il boomerang che taglierà la testa agli stessi scrocconi e agli stessi politici che li hanno usati per farsi eleggere”.