Racconti. Rosa Cozzi: ” UNO STRANO PARROCO DI CAMPAGNA “

In quella settimana fervevano i preparativi per celebrare degnamente la Santa Pasqua. 

Tutti si davano da fare affinché la piccola chiesetta del paese fosse splendente e accogliente per ricevere con tutto il lustro che si meritava il figliuol prodigo, sua Eccellenza il Vescovo Mascarino . 

Era nato in quel ridente paesino di montagna ,nascosto dai picchi perennemente innevati . La sua visita era una vera e propria fierezza per gli abitanti, sopratutto nel periodo pasquale, che sarebbe stato festeggiato in pompa magna : ci sarebbero state anche con le loro divise dai bottoni scintillanti, le più alte cariche dell’arma dei carabinieri del capoluogo. 

Ci sarebbero stati pure i botti questa volta, per rendere la festa ancora più fastosa, dono dell’assessore alle feste Arrangone per fare bella figura. 

Sarebbe stata veramente una bella festa , ed é per questo che don Domenico, l’allampanato e pelato parroco stava preparando con cura meticolosa ogni momento dell’omelia che avrebbe pronunciato dal pulpito durante la messa della domenica. 

Aveva riflettuto molto sul come e quanto dovesse esserci la sorpresa, insomma per stupire i suoi parrocchiani e gli ospiti eccellenti, aveva escogitato un trucco con il sagrestano, lo avevano ripetuto per giorni e giorni quel momento cruciale, avendo addestrata una colomba, dove lui don Domenico avrebbe pronunciato durante l’omelia  le fatidiche parole ” E lo spirito santo discenda tra di noi e venga a sussurrarmi nell’orecchio la sua benedizione “.  Il sagrestano che nascosto nella sacrestia avrebbe liberata la colomba e fatta passare dal vasistas che comunicava con la cappella e, dopo un volo sugli astanti sarebbe andata a posarsi sulla spalla del parroco, poi avrebbe avvicinato il becco all’orecchio come a sussurrare qualcosa, ma solo per becchettare i chicchi di grano che furbescamente il prete vi aveva depositato. Tutto sembrava pronto e la sera della vigilia don Domenico dormì il sonno dei giusti, russando rumorosamente dopo essersi rimpinzato con le leccornie preparate dalla perpetua e aver abbondantemente trincato con il sagrestano. 

Il giorno arrivò e il sole splendente mise di buon umore tutti.  

Ed ecco che la chiesetta viene gremita dai parrocchiani, dagli ospiti eccellenti e dai fedeli visitatori venuti dai paesi vicini, inizia la messa. 

Don  Domenico vestito con i paramenti più lussuosi dopo la benedizione annunciando: Cristo é risorto ! 

sale le scale e dal pulpito saluta gli astanti. 

Dopo una omelia molto intensa dove invitava i fedeli a pregare e a essere attenti ai segni che Dio mandava per comunicare il suo compiacimento, ecco che pronuncia on fervore  ” Cristo è risorto, e discenda tra di noi la colomba della pace e sussurri la sua benedizione ” !!. 

Un silenzio prolungato accompagna le sue parole. 

Don Domenico pronuncia di nuovo la frase con  voce più alta, ma il silenzio accoglie di nuovo la sua preghiera. 

Ancora silenzio, gli astanti attenti non pronunciano parola. 

Allora in  un ultimo tentativo con voce stentorea pronuncia ” Cristo è risorto e discenda tra di noi in forma di colomba della pace e mi sussurri la sua benedizione “. 

Ancora silenzio !  E mentre dalla porta della sagrestia esce un gatto che si lecca i baffi con delle piume bianche sul muso, una voce urla : ” Non scenderà se l’é mangiato il gatto ” ! …

di Rosa Cozzi

da “Storie d’amore di delitti e di risate “

DL. 1941/633