Antonella Viola: Sull’origine del SARS-CoV-2

In questi giorni stiamo sentendo circolare voci, anche scientificamente accreditate, che si spingono a dichiarare che l’origine del SARS-CoV-2 non è naturale. Non è la prima volta che ne sentiamo parlare: già all’inizio della pandemia qualcuno aveva sostenuto che il virus fosse stato proprio creato in laboratorio (attraverso un processo di “taglia e cuci”) ma l’analisi delle sequenze dell’RNA virale aveva escluso questa manipolazione. 

Oggi, l’ipotesi è leggermente diversa: poichè non siamo stati in grado di trovare in natura (nei pipistrelli o in un eventuale ospite intermedio) lo stesso identico SARS-CoV-2, allora il virus deve essere fuggito dal laboratorio dove lo si stava studiando. L’assenza di una prova (l’ospite intermedio) diventa così paradossalmente la prova per sostenere una ipotesi che non ha prove (il virus scappato dal laboratorio). 

Ecco allora che per sostenere questa ipotesi non provata ci si lancia in analisi sulla “strana” sequenza dell’RNA del SARS-CoV-2. 

Si dimenticano però una serie di fatti: 

1) la maggior parte (55,4%) dei primi casi di infezione è riconducibile a 3 mercati di Wuhan

2) nei mercati, a dicembre 2019, si sono identificati due “tipi” di virus differenti (lineage A e B ). Mentre questo è facilmente spiegabile con una diversificazione avvenuta indipendentemente in natura, è difficile immaginare che 2 virus diversi siano sfuggiti al laboratorio

3) molti animali possono essere infettati dal SARS-CoV-2

4) i recenti sequenziamenti di coronavirus nel mondo (in particolare in Cambogia, Tailandia e Giappone) identificano sequenze condivise con il SARS-CoV-2 e mostrano chiaramente come l’ipotesi naturale sia la più accreditata.

5) i lavori che dicono di identificare sequenze simili a quelle umane sono spesso basati su approcci sbagliati e questo lo lascio dire ad un esperto, Marco Gerdol, che scrive:

“L’articolo, nella forma in cui è possibile leggerlo, è una accozzaglia di stupidaggini che fa accapponare la pelle. Come prima cosa gli autori hanno utilizzato un approccio basato su BLAST, un algoritmo di comunissimo utilizzo in bioinformatica, per confrontare la sequenza della proteina spike con il proteoma umano basandosi su una finestra mobile di 6 amino acidi, giungendo alla sorprendente conclusione che il 78,4% della sequenze presentasse epitopi “human-like”, il che secondo gli autori sarebbe evidenza di manipolazione in quanto “ben adattata alla co-esistenza in uomo”. Questa considerazione è talmente sciocca che spero che qualsiasi studente del mio corso di bioinformatica della triennale sia in grado di rendersi conto che una finestra di soli 6 amino acidi sia talmente piccola da garantire il ritrovamento di similarità in questo ordine di grandezza per qualsiasi proteina contro il proteoma di qualsiasi altra specie. Gli stessi risultati ad esempio si otterrebbero confrontando la proteina spike di SARS-CoV-2 con il proteoma di una patata, di una balenottera azzurra o di un’aragosta.”

Questo non significa che non sia necessario continuare a porsi domande e analizzare i fatti: ma che ad oggi, tutto continua ad essere a favore dell’origine naturale del virus. 

Per approfondire: 

https://virological.org/…/early-appearance-of-two…/691

https://virological.org/…/spike-protein-sequences…/622

https://virological.org/t/spike-protein-sequences-of-cambodian-thai-and-japanese-bat-sarbecoviruses-provide-insights-into-the-natural-evolution-of-the-receptor-binding-domain-and-s1-s2-cleavage-site/622?fbclid=IwAR33mAE2JvXg8bpmuMCdwYrCSywL-LHbO4PJsekAGToQzeAaiHB3obaJR2w