Fare squadra, di Carlo Baviera

Alessandria: Mi è tornato fra le mani l’allegato a La Stampa di martedì 16 febbraio che apriva con l’editoriale titolato <Tempo di fare squadra> riferito al Nord Ovest (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta).

Dichiarazione che pone fine allo slogan che, tempo addietro, invitava i territori a competere fra loro per migliorarsi ed eccellere. Era certo importante non lasciarsi trascinare dagli eventi e restare svegli e pronti di fronte alle novità e ai cambiamenti di fine secolo. La cosa ha però anche generato l’impoverimento di realtà minori o con minori elementi a favore: penso alle città che non hanno sul proprio territorio sedi centrali di Istituti bancari (o assicurativi), Fondazioni, Università, Uffici decentrati dello Stato, Tribunali, e rami  ferroviari dismessi o sottoutilizzati.

Tutto ciò ha pesato, e non poco, negli ultimi trent’anni anche là dove le classi dirigenti locali sono state intraprendenti, dove si sono valorizzati elementi paesaggistici, museali, turistici, folkloristici e dato vita ad iniziative di supporto all’economia e alle realtà scolastiche.

Immaginarsi dove quella intraprendenza è mancata o non ha saputo incidere in modo adeguato! O non è stata sufficientemente supportata da istituzioni superiori. Non torniamo sulle cause e sulle responsabilità. Guardiamo avanti.

Adesso, finalmente, sembra partire la svolta. Benvenuta, e opportuna. Anche in un recente meeting digitale ho ascoltato con piacere che si insisteva sulla necessità di collaborare tra territori limitrofi. Fare squadra, collaborare, offrire un progetto comune e più ricco può dunque esaltare un patrimonio e una laboriosità (imprenditoriale, artigianale, intellettuale, di volontariato e Terzo settore) che può ancora dare molto per questo Paese e il suo futuro.

Collaborare, quindi. Fare rete. L’articolista sollecita con forza: “Si deve cambiare passo … Gli alibi sono finiti. Arrivano i soldi europei e servono progetti. Integrati. .. Non si può più affrontare il futuro da soli. Se le Province di questa terra fertile … non si metteranno insieme i risultati saranno minimi. Altro che decollo. Unire gli interessi di rete, infrastrutture, servizi, produzione, ricerca e studio. .. Non farsi sciocca competizione. .. Barricarsi sul campanile non salverà nessuno”.

Questo lavoro non può essere solo fra Province (ormai depotenziate), fra imprenditori e loro associazioni, o fra qualche Istituzione scientifica e culturale prestigiosa. Va realizzata anche fra territori, sub e trans provinciali: e l’esempio del “Gran Monferrato” è un aspetto di collaborazione che può avere successo.

Un’altra occasione, mi limito a questo esempio, è quella delle ATL (nel nostro caso Alessandria Asti Monferrato e Langhe). Sottolineando le solite due questioni fondamentali: repetita iuvant, anche se la cosa può infastidire.

La prima è legata ai trasporti. Questi devono (DEVONO) essere riportati alla situazione originaria, in quanto non è possibile avere tratte soppresse rendendo tutto il sistema squilibrato rispetto al disegno ferroviario previsto per le nostre Regioni. A maggior ragione ciò vale per l’alessandrino. E qui basta rifarsi a quanto ha più volte scritto su queste pagine Angelo Marinoni. Come è possibile rilanciare il turismo sulle nostre colline e nei siti Unesco o potenziare l’offerta scolastica (attraendo utenti anche dalla Lombardia) quando le tratte del casalese sono non solo impoverite, ma troncate?

Ora, mi riferisco sempre ai trasporti ferroviari, sembra essere partita con insistenza (e forse probabilità di successo) la richiesta di ripristino delle corse tra Cuneo, Ventimiglia e Nizza (Francia). Questa era collegata con Asti-Casale Monferrato-Mortara-Milano ora bloccata anche per la necessità di mettere in sicurezza una galleria. Con tutte le risorse spese a destra e a manca, credo che questa non sia la più costosa e inutile; e sarebbe la soluzione a tanti problemi e per più territori.

La seconda è questione di equilibri e parità territoriali. La collaborazione ha senso se avvantaggia tutti i contraenti; se aiuta a potenziare aspetti caratteristici delle singole zone; se non accentra tutto in pochi centri. Altrimenti si tratta di annessione o espropriazione. E anche in questo caso l’esempio del “Gran Monferrato e i dubbi di Tortona dimostrano che o ce n’è per tutti oppure non è consentito che i più furbi o i più forti si prendano il banco.

Se la collaborazione si limita alla volontà di utilizzare <brand> importanti di aree significative per diventarne i soli rappresentanti, è qualcosa di peggio della competizione. Nessuno deve avere vantaggi, nessuno deve avere handicap!

Aggiungo, come appendice, un ultimo esempio. Il passaggio del Giro d’Italia dal Monferrato (in particolare dalla Valle Cerrina). Premetto che al passaggio da città e paesi, i commentatori aiutati da una scritta che si evidenzia sul video descrivono caratteristiche, storia, monumenti, personalità della zona. Si è fatto per Alba, per Chieri, per Colle don Bosco, per Vercelli e le risaie, per Novara. Il giorno successivo lo si è fatto per Asti, per Cinzano, per il Roero. Per quanto riguarda il Monferrato (che ovviamente sarà immaginato quasi esclusivamente con l’astigiano: a pensar male si fa peccato, ma si indovina!) solo la scritta Cerrina Monferrato, al suo attraversamento e queste poche parole “siamo in una zona che ricorda i territori agresti della Penisola e fra poco saremo nella zona di produzione del riso”. E il Monferrato? il Casalese? la Valcerrina? e i tartufi? e il santuario di Crea lì a due passi? e lo studio del pittore Morbelli non molto distante? e Giovanni Lanza che per l’Unità d’Italia qualche contributo lo ha dato? e la Resistenza che da queste parti è stata uno degli scenari non del tutto secondari? e Vidua, il grande viaggiatore, il romantico grazie al quale son arrivate opere importanti al Museo Egizio? e le Chiese progettate dal Magnocavalli? e l’area più viticola d’Italia nell’800 tanto da attrarre famosi enologi e studiosi vitivinicoli come gli Ottavi? E le nobili e delicate colline per un turismo dolce/diverso con i suoi piatti tipici e il vino? Nulla. Assolutamente nulla!  

Chi ha passato le informazioni o le note caratteristiche ai commentatori? Non so; ma la cosa mi porta a ricordare, ancora una volta, che se si vuole operare per un insieme di territori bisogna mettersi dal punto di vista  di ognuno e non pensare a soluzioni ragionando solo da un unico angolo visuale. Fine dell’appendice!

Immagino anche le obiezioni a queste considerazioni: se vogliamo far conoscere queste terre con una seria promozione dobbiamo uscire da alcune dinamiche troppo campanilistiche o di rivendicazione del proprio pezzettino. E’ vero, ma non sono altri, da fuori, a decidere per noi. Si collabora se si è alla pari e se ognuno ci guadagna qualcosa, se non si è semplicemente annessi o succubi.

Detto questo, avanti con la collaborazione per sfruttare un periodo che offrirà opportunità. Le idee e la progettualità devono trovare concretizzazione. Oltre che una classe dirigente (politica, amministrativa, imprenditoriale, associativa, sindacale, culturale, scientifica) all’altezza del compito. Ma questo è un altro discorso!