GORA, di Miriam Maria Santucci

PREFAZIONE di Pier Carlo Lava

L’Autrice, che conosco e apprezzo da tempo, con “GORA – Appunti di un’infanzia nel dopoguerra” ha dimostrato di essere non solo una splendida poetessa, autrice di diversi libri di poesie, ma anche una grande scrittrice. 

“GORA” è uno spaccato dell’Italia contadina del primo dopoguerra (1944-1956) vista attraverso gli occhi attenti e curiosi di una bimba. Le tante e ingenue scoperte: i campi, i monti, gli animali, la radio. “La famiglia di Gora fu la prima nel paese a fare il memorabile acquisto di un apparecchio radio”. Nel 1951 la prima edizione del Festival di Sanremo. “Le canzoni servivano, tra l’altro, a diffondere la lingua italiana e il festival a far conoscere al mondo la canzone italiana”.

La scuola di montagna. “La maestra veniva dalla città e sebbene capisse perfettamente il dialetto, parlava solo italiano, per insegnarlo agli alunni, che invece parlavano sempre e soltanto in dialetto, tra loro e in famiglia”.

Lo stupore del trasloco nel casolare vicino alla città, con le sue case, le luci, le strade, le automobili, la Vespa Piaggio ma, soprattutto, il treno! ” Ed ecco che Gora avrebbe potuto vedere, dall’alto del casolare, il treno passare tutti i giorni e ascoltare il suo fischio, che pareva ogni volta voler ricordare a tutti che la miseria se ne stava andando e il progresso, che si era tanto cercato in tutto il dopoguerra, stava velocemente arrivando”.

Gli uliveti e le vigne, la raccolta delle olive e la vendemmia, l’olio e il vino e la piccola, illegale produzione di acquavite casalinga.
Piccoli, grandi momenti di felicità o di dolore, come vincere il Ballo di Carnevale o la morte del suo amato cagnolino Frizze.

E il Finale (con sorpresa…). 2018. 62 anni dopo. Il progresso, tanto fondamentale per allontanare il Paese dagli orrori del secondo conflitto mondiale, ha trasformato il mondo. L’erpice, l’aratro, la falce sono diventati cimeli da museo. “Per le generazioni del terzo millennio erano ormai a disposizione strumenti sempre più perfetti e minuscoli, capaci di fare cose strabilianti, molto spesso di difficile comprensione per i loro genitori e pressoché totalmente incomprensibili per i loro nonni”.

La lettura di “GORA” è piacevole, scorrevole e per quelli della mia generazione fa rivivere i tempi difficili ma pieni di entusiasmo e speranze nel futuro, del primo decennio dopo la fine della seconda guerra mondiale. La lettura di “GORA” è consigliata anche e soprattutto alle generazioni successive, perché dà ai ragazzi il modo di comprendere, quasi come lo si stesse vivendo, un periodo importante della storia del nostro Paese e li aiuta a conoscere il mondo dei loro nonni, mondo ormai scomparso e quasi dimenticato.

La lettura di “GORA”, infine, è un’oasi di serenità e relax in un’epoca di grande stress come la nostra.