Fulvia e Marcello stavano passeggiando lungo le alte scogliere di Dover. Quel viaggio era stato fortemente voluto da Fulvia, per ricucire il rapporto con il marito.

«Non mi pare questo il momento di fare una vacanza», aveva detto lui.

«Ti prego, una settimana sola. Non stiamo mai insieme. Tu sei sempre preso dal lavoro», aveva supplicato lei.

Alla fine, il viaggio era stato organizzato, ma ora Fulvia si domandava se fosse stata una buona idea. Marcello era sempre al telefono o a scrivere mail oppure a chattare e lei, spesso, andava al mare da sola. Era già il terzo giorno di vacanza quando chiese al marito di fare una passeggiata insieme.

«Te l’avevo detto che non era il momento di fare le ferie. Lo vedi che devo stare sempre al telefono per dare direttive ai miei dipendenti», aveva detto Marcello, infastidito.

Fulvia sapeva che i dipendenti avevano un solo nome: Monica. L’aveva scoperto un giorno per sbaglio, rispondendo al telefono del marito una volta che l’aveva dimenticato a casa.

«Almeno mezz’ora puoi staccare e fare una passeggiata con me?», lo implorò.

«E va bene! Ma poi lasciami in pace».

«Sì te lo prometto».

Mentre passeggiavano costeggiando le bianche scogliere, Fulvia chiese al marito se qualcosa non andasse tra di loro.

«Insomma, se lo vuoi proprio sapere, sono stufo di te. Amo un’altra donna e voglio andare a vivere con lei».

«È Monica?».

«Tu come lo sai? Hai sbirciato nel mio telefono?».

«Una volta ho risposto perché tu non c’eri e l’avevi lasciato a casa».

«Come ti sei permessa?».

«So quanto odi perdere le chiamate», rispose Fulvia, mentre lui cominciava a strattonarla. «Per favore! Non farmi male», gli disse, cercando di liberare il braccio.

Mentre tentava di sfuggire alla presa feroce del marito, diede una gomitata più forte, facendogli perdere l’equilibrio. Marcello, in bilico pericoloso sulla scogliera, precipitò rovinosamente in mare.

«Ops!», esclamò Fulvia, dandosi una sistemata alla manica sgualcita.