– Mi sono sempre chiesta perché mai fai il lavoro di traduttrice … insomma, per quanto gratificante possa essere, e anche se di tanto in tanto scrivi libri di storia moderna, non esalta certo le tue vere qualità. Avresti potuto dedicarti totalmente a scrivere romanzi. Il tuo primo e unico lavoro di narrativa a me è piaciuto molto e mi sembra che anche come vendite non è andata decisamente male; ma credo che non stia dicendo nulla di nuovo che tu non sappia già. –

– Non so in questo momento se esaltarmi per gli elogi che mi fai come romanziere, o deprimermi per il lavoro che finora ho svolto per vivere. –

– Se non fossi brava nel tuo lavoro, mi sarei sbarazzata di te al primo approccio. –

– Ne sono sicura. –

– In questo momento non è l’editore e il tuo datore di lavoro che ti parla, ma la tua cara e sincera amica. Conoscendoti bene negli anni ho la sensazione che tu voglia sfuggire dalla notorietà… certo, non sono affari miei, ma mi dispiace. –

– Pensi forse che io non mi senta appagata, o peggio ancora, che viva in uno stato di incoscienza totale? – risponde serenamente Elisa, facendosi dondolare dall’altalena che si trova in giardino.

– Sembrerebbe di no, ma è proprio questo il punto, mia cara – replica l’amica, dinanzi in piedi a godersi l’inusitato spettacolo.

– Credo con tutta sincerità di non essere ancora pronta come autrice di romanzi. Il mio precedente e unico scritto è stato un diversivo di percorso, riuscito, lo devo ammettere, ma niente di più. Ho bisogno un po’ di tempo per capire quanto sia importante per me intraprendere il nuovo lavoro – dice Elisa, quando sopraggiunge Mario.

– Ci sono visite. –

– Oggi è una giornata movimentata. Chi sarebbe? –

– Un grosso cane dal colore chiaro – risponde l’uomo, tra lo stupore delle due donne che, una volta entrate nell’appartamento, osservano nel piccolo monitor l’animale seduto per terra, con le due zampe anteriori dritte e un bellissimo mazzo di fiori variopinti nella morsa inquietante delle sue mascelle. La porta d’ingresso si apre per assistere alla parte conclusiva della più sorprendente trasformazione mai realizzata: da grosso cane dall’aria poco rassicurante, ma in realtà simpaticissimo, a uomo di mezza età dallo sguardo affascinante.

– Salve, questi sono per lei. È un pensiero di Juri, il mio cane… è dispiaciuto per quello che è successo l’altro ieri sera al parcheggio; sa, è molto avanti negli anni e anche la vista non è più come una volta. L’ho perdonato, in fondo ha un buon carattere – spiega Lorenzo, cercando di apparire simpatico.

-… dov’è andato adesso? – chiede Elisa.

– È parecchio timido, preferisce rimanere in macchina – replica l’uomo, accennando un sorriso.

-… si tratta sicuramente di una storia interessante… cara, perché non offri da bere al signore, stai certa che con questo caldo non si farà pregare più di tanto. – interviene furbamente l’amica, col chiaro intento di fare da mediatrice tra i due interlocutori, accolta non favorevolmente da Elisa, la cui espressione diventa improvvisamente seria.

– Be’, nel frattempo mi sono ricordata di avere un impegno importante. Tolgo il disturbo – dice l’amica.

– Ti prego, rimani! – sembra supplicare Elisa.

– Non vorrei essere di troppo… – dice l’uomo.

– Perché mai dovrebbe, signor… –

– Perdonatemi, ho detto il nome del mio cane, trascurando il mio; sono Lorenzo. –

– Carino come nome – osserva l’amica.

– Si accomodi – dice Elisa. – Il suo cane lo lascia in macchina? –

– La macchina ha il finestrino abbassato ed è parcheggiata all’ombra, non mi vorrà male se ritarderò un po’. –

– Le confesso che mi ha messo parecchio paura quella sera al parcheggio – ammetta Elisa, mentre attraversano il salone per andare nel giardino.

– Ho assistito, mio malgrado, alla scena in lontananza – afferma Lorenzo. – E mi sono sentito impotente per non aver fatto in tempo a darle il mio aiuto. –

– Si è rifatto alla grande – commenta l’amica con la solita verve.