Intervista all’autrice: Mariella Bernio

di Monica Palozzi 

Nata in provincia di Cremona, Mariella Bernio risiede fin da giovanissima nell’hinterland milanese. Attiva nel volontariato in diversi ambiti, con particolare propensione all’assistenza di bambini e anziani, coltiva diversi hobby, quali la passione per la natura, il giardinaggio, i viaggi e la lettura.

Scrittrice e poetessa prolifica, attenta osservatrice di quei fili invisibili che legano le persone nei loro rapporti e che si concretizzano in gesti e comportamenti, trae ispirazione dal senso della vita, traducendola in versi pregni di sentimento. 

Nel 2012 pubblica la raccolta E le stelle graffiavano il cielo, seguono Saudade (non solo poesie) e la raccolta di poesie Cieli Di Versi (gds ed). Altre sue liriche sono pubblicate in antologie collettive di Aletti e di Ursini. Nel 2015 con i tipi di Pragmata pubblica Di donne e di Amori, poesie; e Sotto quel grembo di cielo, omaggio ai luoghi e persone d’infanzia; nel 2016 la raccolta di poesie Paesi di bruma; nel 2017 la raccolta di poesie Così io ti amo.

Riconoscimenti letterari concessi a Mariella Bernio per le sue opere:

2013 – Primo premio al Concorso Nazionale La Tavolozza Mezzi di Pontedera con le poesie “Ricordi” e “Portami la mimosa”; Primo premio al Concorso Internazionale Chimera d’Oriente a Giffoni V.P. per la poesia “Il sentiero dei larici” e menzione speciale per la poesia “Il ritorno del soldato”; Targa di merito al Concorso Alda Merini, Accademia dei Bronzi di Catanzaro, per la poesia “Amami”; Coppa di merito al Concorso internazionale Finestra Eterea per la poesia “Dimmi dove”.

2014 – Secondo premio ex aequo Concorso Alda Merini, Catanzaro, per la poesia “Uomini”; Primo premio Concorso La Tavolozza Meozzi, Pontedera, per la silloge “Di donne e di amori” ; Coppa speciale al merito al Concorso indetto dall’ “Università della Pace” per la poesia “Uomini”, Premio della Regione Campania, Premio del Presidente, Premio Chimera d’Oriente al Concorso “Chimera d’Oriente” Giffoni Valle Piana per la poesia “Io so volare”; Premio Villa Bruno, San Giorgio a Cremano per la poesia Estemporanea; Targa d’oro per la Poesia per Salvo d’Acquisto al Concorso Universum A. Abruzzo per la poesia “Stabat mater”.

2015 – Primo Premio al Concorso Internazionale Europa di Lugano per la poesia “L’uomo nero”; Primo Premio al Concorso nazionale Tavolozza Meozzi, Pontedera, per il libro edito di poesia “Cieli di versi”; Primo Premio al Concorso Salvo D’Acquisto, Pescara, per il libro edito “Di donne e di amori”; Finalista con targa di merito al Concorso Merini, Accademia dei Bronzi Catanzaro, con la poesia “Stabat mater”; finalista premiata al concorso Villa Bruno, città di Empoli, con la poesia “Il cielo è a due passi”.

2016 – Menzione d’onore Universum Basilicata con le poesie “Scarpette rosse”e “Clochard”; finalista al Concorso Meozzi con la raccolta poetica “Di donne e di amori” e con la poesia “L’ultima notte di Said”; Premio speciale Universum Academy, Lugano – Switzerland, per la poesia inedita “Sera d’angeli di pietra”; inserimento nel Calendario Artistico dell’Accademia dei Bronzi e nell’opera “Repertorio Arte e poesia”; Primo premio assoluto “Città di Viterbo” per il libro edito “Paesi di Bruma”; Quarta classificata “Accademia delle Muse” – Berlizzi;

2017 – Premio speciale della Presidenza Universum Switzerland per il libro edito “Paesi di Bruma”. Premio Menzione d’Onore per la poesia “Amore malato, amore assassino” e Attestato di Benemerenza per meriti artistici Concorso Merini – Catanzaro; Inserimento nel Calendario artistico 2018 – Accademia dei Bronzi.

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D.: Qual è stato il suo primo approccio alla poesia?

R.: Il mio primo approccio alla poesia risale all’infanzia. Il nonno materno, che viveva con noi, mi recitava a sera brevi poesie; alcune, semplici e bucoliche, inventate al momento per me. Anche papà, di cui avevo soggezione, mi intratteneva, a volte, recitandomi Carducci, un poeta da lui molto amato. Così, pur non sapendo ancora leggere né scrivere, mi affacciavo ad un mondo che mi affascinava e tanta era la mia voglia di leggere e scrivere che imparai in fretta.

D.: C’è un poeta che può considerarsi formativo nella sua formazione poetica?

R.: Adolescente, mi innamorai di Emily Dickinson, per quel suo modo di scrivere breve, originale nel linguaggio, pur semplice ma metaforico, diverso rispetto ai versi dei poeti che avevo conosciuto sui banchi della scuola elementare. Successivamente mi accostai agli ermetici, con una spiccata ammirazione per Salvatore Quasimodo, non meno di Giuseppe Ungaretti.

D.: Pensa che la prosa sia meno espressiva della poesia?

R.: Credo che la poesia possa trasmettere emozioni in maniera più immediata ed evocativa, ma ci sono molti testi di prosa che potrebbero benissimo smentirmi.

D.: Se dovessimo giudicare il peso della poesia dal suo impatto sul mercato, non gli potremmo prestare molta fiducia. A cosa serve, secondo lei, la poesia?

R.: La poesia nasce da un atto creativo e gratuito, che sfugge ad ogni logica commerciale. È emozione, bellezza, sentimento, viaggio dell’uomo nell’uomo. È strumento di sensibilizzazione, credo. Non si piega al calcolo e al profitto, ma coglie e dona le pulsazioni della vita, si ferma sulla bellezza di un fiore come sul dolore di un vecchio, e ride, piange, urla, mormora, racconta e regala ad ogni rilettura una emozione differente.

D.: Riguardo la sua poesia, ossia linguaggio e musicalità, cosa ci può dire a livello compositivo?

R.: Non so dare una connotazione precisa alla mia poetica, ma credo che nel tempo si sia modellata sull’esperienza del mio vissuto e probabilmente anche le molte letture hanno influito. Mi hanno definita “pittapoeta” , ma anche “poeta dell’anima”: uso un linguaggio semplice, ma non semplicistico, armonioso credo. Non amo le poesie tetre e cupe, ma racconto il dolore come parte della vita, così come l’amore. 

D.: Cosa ne pensa della disarticolazione della grammatica, spesso operata in poesia, per dare maggior risalto al linguaggio?

R.: Rifuggo da tutto ciò che è costruito a tavolino, con l’intento di essere originali e stupire, la ricerca macchinosa di “paroloni” e di nonsense. La licenza poetica consente anche certe disarticolazioni grammaticali, laddove e solo dove c’è Poesia.

D.: Qual è il miglior modo per concludere una poesia? C’è una formula che la caratterizza?

R.:  La chiusa, in una poesia, è molto importante: determina, spesso, il punto di gradimento della stessa. Personalmente non ho una formula a cui mi attengo, ma certamente ne ho molta cura.

D.: Quali sono per lei i temi di maggiore ispirazione poetica?

R.: Le mie poesie nascono sempre da un’esigenza di liberare le parole che, spinte da un’emozione forte, urgono, spingono, chiedono di “vedere la luce”. E spesso scrivo non sapendo bene dove andrò a finire. Accade che i miei versi si “scrivano da soli”, ispirati dalla realtà che mi circonda, dall’empatia che mi riconosco, dalla ricerca dell’essenza della vita, umana e non solo.

D.: Crede che i sentimenti siano universali e quindi proponibili a tutti attraverso la poesia? oppure la poesia è strumento di sensibilizzazione?

R.: La poesia è, anche, strumento di sensibilizzazione. Certamente lo è, anche se non deve essere lo scopo del suo esistere.

D.: Secondo Gabriel García Marquez “la vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda per raccontarla”, le appartiene questa impressione?

R.: La vita è, infine, il ricordo dolce o amaro che ci racconteremo “a sera”, ma ora la vita è quella che stiamo vivendo, seminando perché poi, noi o qualcuno dopo di noi, possa raccogliere.