Il 12 giugno è la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Una pratica terribile, che con la pandemia di Covid-19 rischia di diventare ancora più diffusa. Secondo quanto diffuso dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e dall’Unicef, milioni di bambini rischiano di essere spinti in situazioni di lavoro minorile a causa del coronavirus. Questo potrebbe portare all’aumento del lavoro minorile dopo 20 anni di progressi. Ricordiamo questa giornata, istituita nel 2002 proprio dall’OIL, con uno scatto che ritrae un bambino diventato simbolo della lotta contro il lavoro minorile: Iqbal Masih, qui in una foto del 7 novembre 1994. È stato un bambino operaio e attivista pakistano, nato nel 1983 a Muridke, in Pakistan, in una famiglia molto povera. A 5 anni fu venduto dal padre a un venditore di tappeti per pagare un debito di 12 dollari. Veniva tenuto incatenato al telaio, costretto a lavorare per oltre 10 ore al giorno. Nel 1992 uscì di nascosto dalla fabbrica di tappeti e partecipò, insieme ad altri bambini, a una manifestazione dell’organizzazione Bonded Labour Liberation Front (BLLF). Rientrato poi in fabbrica, si rifiutò di continuare a lavorare, nonostante le percosse del padrone. La famiglia fu costretta per le minacce ad abbandonare il villaggio e Iqbal, ospitato dalla BLLF, potè riprendere a studiare. Dal 1993 iniziò a girare per il mondo per raccontare la sua storia. Fino al 16 aprile 1995, giorno in cui Iqbal venne ucciso: le testimonianze circa gli avvenimenti di quel giorno sono per la maggior parte imprecise, anche da parte dei due cugini che erano con lui. Secondo il rapporto della polizia e la testimonianza iniziale dei cugini ad assassinarlo fu un lavoratore agricolo, ma il BLLF accusò subito dell’accaduto la “mafia dei tappeti”. Dopo la sua morte, il tema del lavoro minorile ha ricevuto ancora maggior attenzione, trasformando Iqbal nel simbolo di questa causa. Insieme a Iqbal ricordiamo i tanti bambini costretti a lavorare, come la piccola Zohra Shah, di 8 anni, che faceva la domestica presso una coppia di Rawalpindi, sempre in Pakistan, torturata e uccisa dai padroni per la fuga di due pappagalli. (✏️ Alice Scaglioni / 📸 AP)