Le fiabe di Gloria Lai.

A proposito di viaggi.

Anni fa, parto per trascorrere il capodanno in Turchia. Destinazioni: Istànbul, Smirne, Efeso, Pergamo.

Gruppo ampio di vacanzieri.

All’arrivo a Istànbul, rimango colpita dal suo splendore. E’ quasi il tramonto e capisco perché il braccio di mare su cui si adagia la città si chiama “Il corno d’oro”: il sole lo infiamma di luce e l’acqua risplende, come se fosse coperta di pagliuzze dorate.

La città è viva, piena di traffico, di voci, di odori. Il suo è un nome di origine greca: stin poli, che vuol dire “nella città”, cioè Costantinopoli, come ancora oggi i greci chiamano Istànbul.

Negli anni del mio viaggio la società turca non aveva ancora subito l’indurimento attuale e a me sembrava di vedere l’incontro armonioso tra occidente e oriente.

Il giorno dopo, visita al mercato più famoso della città: il Gran Bazar, un intrico di strade al coperto, su cui si affacciano negozi di ogni genere ma, soprattutto, oreficerie. Non avevo mai visto prima di allora una tale quantità di gioielli esposti in vetrina.

Un bambino vende souvenir: parla inglese. Mi fermo, contratto il prezzo, come è d’uso in questi paesi.

Ma sparo troppo basso e il ragazzino si arrabbia e si allontana gridandomi: “maaaafììììa”, proprio con l’accento sulla ‘i’.

Gli dico: “Se ti acchiappo, altro che mafìa…”

Il giorno dopo visita alla basilica di Santa Sofia, trasformata recentemente in moschea. Splendidi gli interni della chiesa costruita da Giustiniano e presso la quale alcune fonti raccontano sia morto in battaglia Costantino Paleologo, l’ultimo imperatore romano d’Oriente. Era il 29 maggio del 1453, il “mavri triti”, come dicono i greci, il martedì nero. E in quel giorno crollarono le ultime resistenze contro Maometto II.

La leggenda racconta che quando l’imperatore si risveglierà dal sonno mortale, Istànbul tornerà greca e sarà di nuovo Costantinopoli, la città di Costantino il Grande.

Al nostro rientro, dopo lo splendore di  Pergamo, di Efeso e la visita alla casa della Madonna, perdiamo a causa di un ritardo il volo per l’Italia.

Sta per scoppiare la seconda guerra del Golfo e per 3 giorni stazioniamo in aeroporto alla ricerca di un aereo che ci riporti in patria: sono tutti pieni di turisti che ritornano, spaventati dall’imminenza del conflitto.

Finalmente partiamo: ma di lì a poco il Medio Oriente si macchierà ancora di sangue.

Gloria Lai