Dov’è che siete andati
miei rami senza forma
e fiori imbastarditi
da inverni pingui.
Non avevo anni non cadenze
e vi chiamavo bambini nell’utero
procarioti di lago promiscuo
sbarrato alla luce, un che di bozza.
Come fosse domani l’indizio
frugo gli specchi, i corpi assenti
ancora succhiano sostanza
da buchi neri. Li tocco invisibili,
si rompono in una matrioska
ch’è meglio lasciare composta
come un fatto privato
cupezza in gola. Sparpagliare
la propria natura, ch’è meglio.


immagine: Le chant des oiseaux à l’automne, Joan Miró 1937
(foto dell’autrice)