“Provi a prendermi la mano ma non sono li vicino, puoi specchiarti nel mio lago mentre osservi il mio respiro”

Stanotte ho bisogno di scrivere.

Mi faccio luce con una candela, proprio come gli antichi scribi. Mi spoglio dei miei abiti ed entro nel suo cerchio di luce tremula.

Attorno a me tutto e nulla, l’atmosfera è così silenziosa e rumorosa al contempo.

I miei pensieri prendono il volo, la mia immaginazione cambia dimensione, la matita comincia a correre sulla carta e come un fiume in piena le parole riempiono ogni spazio bianco del foglio.

Vigorosamente catturata da un impeto frenetico, torno indietro, cancello alcune frasi, mi sciolgo i capelli e nervosamente mi gratto la testa. Mi serve quel termine particolare, nella mia testa girano mille vocaboli, ma nessuno è la perfezione che cerco.

Guardo in alto, batto un pugno sulla scrivania, m’innervosisco sempre di più, mi alzo, esco sul poggiolo dove la luce della luna risalta ancor di più il mio pallido incarnato.

Il vento fresco della notte rinfresca ogni mia cellula epiteliale.

Rientro, e la perfezione che stavo cercando era lì, mi attendeva per essere incisa sul foglio.

Ora mi sento più tranquilla.

Rileggo, riordino le frasi, correggo gli errori e mi lego i capelli.

Torno in me, mi rivesto e soffio per spegnere la candela.

È calato nuovamente il buio, posso tornare a letto.

Ora la mia anima si è placata.

Nicoletta Zappettini