https://beckyculturecorner.blogspot.com/2021/07/ho-provato-morire-e-non-ci-sono-riuscito.html

“È la realtà il problema, non la <<realtà virtuale>>. Il vetro temperato te lo dovrebbero mettere alla nascita, al posto del camicino di seta. L’unica cosa non è passarci proprio troppe ore, sul telefonino, ma appena lo scopri ti dà una carica pazzesca. Pure il quotidiano è più figo leggerselo sul cellulare, dove c’è un corpo a corpo vivo tra te e quello che succede. La gente che hai conosciuto in una vita, da Hannover ad Acireale, a portata di mano. Ragazze che si cambiano, e cambiano, in continuazione, e aspettano i tuoi like. Sì, mi piaci. Tu. E tu. E tu. Il pollice parte in automatico. Mi piaci. Mi piace.”

Un giovane adolescente, Alessandro, conosce la coetanea Emma su Instagram; si trovano, si piacciono e si fidanzano. Lui prende un treno da Verona per raggiungerla a Roma ed è così che comincia una storia che sembra essere senza fine. Dopo poco tempo è chiaro che lei non sa cosa vuole e ama inoltre sentire sui social più persone contemporaneamente, in modo subdolo e al tempo stesso sfacciato. Alessandro comincia così un cammino di sofferenze fatto di alti e bassi, di tira e molla, di paranoie e di fumo compulsivo. L’immagine della morte lo raggiunge ad intervalli regolari e con essa la voglia di indagare su quella ragazza che è ormai diventata un’ossessione: chi sente ora? Chi sono questi che le stanno dietro e chi è quel ragazzo sempre taggato nelle foto di Emma?

“Ho provato a morire e non ci sono riuscito” (Blu Atlantide, luglio 2020) è l’esordio piuttosto forte del giovane Alessandro Valenti classe 2002.

Quella che ci viene raccontata è l’ossessione per una ragazza, per un amore che sarebbe potuto diventare grande ma che altro non era che una illusione.

È l’amore ai tempi dei social, dove tutti sanno tutto di tutti, dove le persone postano in ogni momento ciò che stanno facendo. Ma il rovescio della medaglia raramente è gradito: questo è il modo tramite il quale possiamo essere spiati e qualunque cosa può essere utilizzata contro di noi.

È ciò che accade ad Emma: una ragazza ancora troppo giovane per capire come ci si approccia agli altri, troppo sicura di sé in alcuni casi e poco responsabile.

“Ho provato a morire e non ci sono riuscito” racconta cosa accade quando dedichiamo troppo tempo della nostra vita a pubblicare post su di noi: naturalmente nessuno merita di essere spiato ma per evitare determinate situazioni è sempre meglio evitare di scrivere troppo.

Anche Alessandro è troppo giovane e non riesce a concepire ciò che gli sta accadendo.

Il passo dalla realtà alla follia è piccolissimo ed è un attimo trasformarsi, complice l’età adolescenziale, da un ragazzo mansueto e gentile ad uno fuori controllo e in ogni momento scostante.

“Non può neanche pensare a come lo ha guardato sua madre salutandolo. Non sa se vuol farle pagare le eterne malinconie che ha patito fin da piccolo e lo costringevano a fare il babbione per non pensarci, se la colpa è tutta di lei che lo ha fregato mettendolo al mondo senza paracadute, se vorrebbe farsi abbracciare come quando gli faceva passare il mal di testa appoggiandoselo a dormire sulla spalla, se vorrebbe non tornare più, se vorrebbe tempestarsi quella faccia da guappo che si è costruito.”

Tutto ciò è colpa di una mancanza familiare o dipende solo dal fatto che Alessandro è ancora così acerbo? O forse sarebbe opportuna una sorta di educazione sia all’età così difficile per tutti che all’utilizzo di tutto ciò che riguarda i social network?

“Ho provato a morire e non ci sono riuscito” è un monito per i coetanei di Alessandro ed una visione, per tanti inedita, per chi quell’età l’ha orami superata, genitori compresi.

Un romanzo scorrevole e a tratti spiazzante, un linguaggio giovanile e perlopiù colloquiale che ci apre un mondo carico di immagini e di significati.

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Rebecca M.