Maria Clausi

NESSUN PROFETA È AMATO NELLA SUA PATRIA E NELLA SUA FAMIGLIA.

Nel Vangelo di oggi si narra che quando Gesù iniziò a parlare pubblicamente di Dio e a operare i miracoli, gli abitanti di Nazareth furono molto increduli. Si chiedevano: ma costui non è il figlio del falegname? Da dove gli viene questa sapienza?
I primi a dubitare delle nostre capacità sono coloro che ci conoscono, che ci hanno visto crescere.
Ricordo che una mattina di tanti anni fa, quando facevo la pratica forense, una persona che mi conosceva bene mi incontrò e si girò dall’altra parte come per dirmi che il mio percorso professionale non faceva di me una persona migliore di quella che per lei ero sempre stata. Con quel gesto volle significarmi che avrebbe continuato ad avere per me la scarsa considerazione che aveva sempre avuto.
E chissà, ancora oggi per molti sono quella che “è stata la compagna di scuola del fratello di … o del cugino di … o la vicina di casa di …”, dunque, quella persona che nulla era prima e nulla è oggi.
È vero oggi non sono nulla di importante; ma sento di avere fatto un percorso umano che mi ha dato ricchezza spirituale.
Penso di essere lontana dalla bambina cresciuta nella piccola realtà poco evoluta. Lontana dalla bambina che era compagna di scuola o compagna di giochi di Tizio o Caio, ancora immatura e priva dei valori di oggi.
Saranno in tanti ad avere scarsa considerazione di me, che diffideranno di me, che mi considereranno poco credibile in tante cose, che non saranno disponibili con me quando gli chiederò qualcosa, anche qualcosa di poco importante …
Ma in fondo al cuore ho la consolazione che mi dà il Vangelo: nessun profeta è amato nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua casa

(Vangelo di San Marco).