«Maresciallo! È arrivato!»
L’appuntato corse nel soggiorno dell’appartamento con il blocchetto degli appunti in mano, rosso per l’emozione.
«Signore, è un omicidio! Marzia Vanin, anni 35.»
Antonio Casagrande sospirò di stanchezza. Cominciava ad avere quell’età per cui correre fuori di casa la sera per un’emergenza non era più una passeggiata. Diede un’occhiata in giro finché vide nella cucina accanto un uomo seduto che piangeva con la testa tra le mani. Accanto, in piedi, uno dei suoi uomini che lo teneva d’occhio. Più in fondo, una donna in lacrime che si appoggiava alla parete.
Il carabiniere riprese a leggere i suoi appunti.
«Luogo: camera da letto. Arma del delitto: coltello. Orario della morte: le 21 circa. Segni di effrazione: nessuno. Non risulta mancare niente di valore. Testimoni: nessuno. Ci ha chiamato il marito, Giorgio Valente, che è rientrato alle 22.00 e l’ha trovata.»
«E la donna in cucina chi è?»
«Beatrice Rossi, amica della coppia. Doveva uscire con la vittima per le 22 ma non vedendola arrivare né rispondere al telefono si è preoccupata ed è arrivata qui dopo il nostro arrivo, verso le 22.30. Ho controllato il cellulare della vittima e risultano infatti tre chiamate dopo le 22.»
Casagrande annuì e in due passi arrivò nella camera da letto, dove uomini insaccati di bianco stavano facendo la solita procedura. Analisi del corpo, impronte digitali eccetera.
Il vecchio maresciallo guardò la donna morta. Non indugiò molto sulla ferita, non era amante di certi spettacoli. Il suo occhio critico invece si concentrò sul resto della figura.
Era una bella donna, con i capelli neri lunghi che le nascondevano in parte il viso, riversa prona sul letto. Sulla schiena il coltello ancora ben piantato. Indossava un vestito corto, di quelli che si mettono le ragazze per una serata in giro per i locali alla moda. Aveva i piedi nudi, vicino all’armadio c’era un paio di scarpe con un tacco alto, pronte per essere indossate.
Casagrande si spostò per vedere il corpo da vicino. Indossò i guanti e spostò i capelli dalla faccia, rivelando il trucco sugli occhi di un viola scuro tendente al rosa. Anche il rossetto era stato messo molto bene, senza sbavature. Era evidente che questa donna stava per uscire di casa quando era stata uccisa. Era stata sorpresa alle spalle, quindi si trattava di qualcuno di cui si fidava. A un tratto il maresciallo corrucciò la fronte. Poco più in là del corpo, sul lenzuolo, c’era una piccola macchia fucsia.
Casagrande mugugnò qualcosa. Prese le mani della donna, prima una e poi l’altra, le confrontò. Lo smalto rosa fucsia sembrava messo da poco, nella mano destra mancava lo smalto sul mignolo.
Si raddrizzò e andò nella stanza da bagno. Cominciò ad aprire sportellini e ante dei mobili. Era tutto in ordine, tranne la boccetta chiusa dello smalto fucsia, accanto allo specchio. A fianco, un piccolo portamatite teneva pennelli da trucco, mascara e altre cose del genere. Casagrande osservò i pennellini finché trovò quello con le tracce del viola uguale al trucco degli occhi. Aprì di nuovo il cassetto dove si trovavano gli accessori del make up e li esaminò uno alla volta, ma non trovò quello che cercava. Prese delle bustine trasparenti e infilò il pennellino su una e lo smalto su un’altra.
«Severini!» chiamò.
L’appuntato fece schioccare i tacchi facendo il saluto. Il maresciallo fece una smorfia infastidita.
«Smettila di metterti sull’attenti ogni volta che ti chiamo, Severini. Avete trovato un ombretto viola da qualche parte?»
Il giovane carabiniere lo guardò attonito.
«No… nessun ombretto viola.»
«Nella borsa? Nello specchio vicino all’ingresso? Nella spazzatura?»
Severini arrossì fino alla punta dei capelli.
«Ehm… controlliamo subito.»
Il maresciallo grugnì di approvazione e si spostò in cucina. L’uomo che stava accasciato sulla sedia doveva essere il marito.
«Signor Valente? Sono il maresciallo Casagrande.»
L’uomo lo guardò con gli occhi rossi e gonfi e si riscosse. Si alzò.
«Sì, io… sono Giorgio Valente, il marito di Marzia.»
«Quando è stata l’ultima volta che ha visto sua moglie?»
«Ieri sera. Sono stato fuori la notte e stavo rientrando.»
Il colpo di un pugno sul tavolo lo fece sobbalzare.
«Perchè non dici la verità, sporco bastardo! L’hai uccisa tu!» gridò la donna lì vicino. Il maresciallo si voltò stupito verso di lei. Giorgio Valente alzò le mani in segno di difesa.
«No! Non sono stato io! Non le ho fatto niente!»
«Bugiardo! Sapeva che la tradivi e ti aveva cacciato fuori di casa! E stasera sei tornato per ucciderla!»
«No! No! Maresciallo! Non è vero, mi deve credere!»
«Zitti tutti!» tuonò Casagrande «Adesso voglio sapere da lei, signor Valente, cosa è accaduto ieri sera.»
L’uomo si passò la mani sui capelli e ricominciò a piangere.
«Abbiamo litigato. Marzia ha scoperto che io l’avevo tradita… Ma era successo solo una volta, avevo chiuso subito con Bea.»
Casagrande alzò un sopracciglio verso Beatrice Rossi, che fece un gesto di stizza e si girò dall’altra parte. Un’amica della coppia, eh?
«Non volevo che finisse così, sono tornato da Marzia stasera per parlare. Non volevo che mi lasciasse, per me quella storia non contava niente, era finita prima ancora che cominciasse.»
Lui che non vuole essere lasciato, il litigio, il coltello. Solito brutto e tragico copione, pensò il maresciallo.
«Signor Valente, sua moglie aveva scoperto anche con chi l’aveva tradita?»
«No.»
«Quindi, signorina Rossi, stasera Marzia voleva uscire con lei nonostante fosse stata proprio lei l’amante del marito?»
La donna sembrò confusa, abbassò lo sguardo.
«Marzia non lo sapeva. Mi ha chiamato, voleva uscire per distrarsi. Io… ho accettato perché mi sentivo in colpa.»
«Stronzate!» urlò Giorgio «La odiavi e volevi che io la lasciassi per stare con te! Non fare finta che ti dispiaccia! Eri fuori di testa oggi quando ti ho detto che sarei tornato da lei!»
«Non è vero! Marzia era mia amica!» gridò Beatrice «È stata tutta colpa tua! Sei stato tu a sedurmi!»
Nella porta della cucina apparve Severini e i due si zittirono.
«Signore? Ehm… Niente ombretti viola.»
Il maresciallo strinse gli occhi, osservando i due che aveva davanti. Il marito e l’amica, entrambi traditori. Uno dei due mentiva. E ora sapeva anche chi.
«Signorina Rossi, possiamo controllare la sua borsa?»
La donna restò a bocca aperta, ma non fece commenti e lasciò che Severini frugasse nella sua pochette. Il carabiniere estrasse una scatolina di ombretto viola.
«Bene, signorina Rossi.» continuò calmo il maresciallo «L’ombretto lo teniamo noi. Credo che sia meglio che ci segua in caserma per rispondere ad alcune domande.»
«Perché? Cosa c’entro io? Perché volete il mio ombretto?»
Il maresciallo si concesse un sorriso.
«Perché, vede, sono convinto che lei abbia ucciso la sua amica. Ecco com’è andata: seccata dalla decisione di Giorgio di tornare da sua moglie, ha approfittato del loro litigio per invitarla ad uscire insieme. Si è presentata qui prima del tempo, si è proposta di aiutarla a prepararsi per la serata. Le ha fatto lei il trucco agli occhi, con il suo ombretto. Non può averglielo prestato, perché l’avremmo trovato in questa casa. Invece ce l’ha con sé, quindi è venuta qui questa sera prima delle 22. Inoltre credo che abbia usato lo smalto di Marzia, perché vedo che anche le sue unghie sono della stessa tonalità di quelle della vittima. Un esame potrà facilmente certificarlo. Quando Marzia si stava mettendo a sua volta lo smalto, seduta sul letto, l’ha uccisa con un coltello che aveva preso poco prima in cucina. Lo smalto si è rovesciato un po’ sul letto e lei l’ha preso in mano, probabilmente per il gesto istintivo di non versarlo, e l’ha chiuso. Poi doveva far sparire ogni traccia di sé e è andata in bagno per portar via le sue cose. Ha appoggiato lì la boccetta dello smalto. Ha ripulito tutto e se n’è andata. Ha aspettato di fuori da qualche parte, ha fatto le telefonate, ha visto arrivare Giorgio e i carabinieri e si è presentata. Se Giorgio non fosse arrivato, probabilmente avrebbe chiamato lei, preoccupata che la sua amica non rispondeva.»
«Non è vero, è tutto falso! È stato Giorgio!»
«Vede, è tutta una questione di normali reazioni umane. Se Giorgio avesse ucciso la moglie mentre si smaltava le unghie, con tutta probabilità non avrebbe neanche notato lo smalto e noi l’avremmo trovato aperto sul letto o sul pavimento. E se l’avesse notato, perchè chiuderlo e appoggiarlo in bagno? Se Giorgio fosse rientrato più tardi, invece, Marzia avrebbe finito di mettersi lo smalto e dopo lo avrebbe messo a posto. Inoltre, visti i loro trascorsi, non è affatto plausibile che Marzia si mettesse a smaltarsi le unghie dando le spalle al marito.»
Beatrice Rossi era livida.
Il maresciallo fece un gesto a Severini, che le si avvicinò e la prese per il braccio.
Giorgio assisteva alla scena stralunato.
«Bea… Davvero tu…. Come hai potuto…»
«Io la odiavo, lei aveva sempre tutto e io niente!» urlò lei «E tu, tu mi avevi abbandonata! Dovevi pagare, per tutto quanto!»
Casagrande annuì con la testa per farla portar via e aspettò che il carabiniere e la donna fossero usciti, prima di tendere la mano a Giorgio.
«Arrivederci signor Valente. L’ha scampata bella, lo sa? La sua cosiddetta amica voleva incastrarla e per un pelo non c’è riuscita. Le faccio le condoglianze di tutta l’arma per sua moglie.»
Giorgio focalizzò la mano del maresciallo e con un gesto lento la strinse. Annuì e sospirò, guardando Casagrande che usciva.

Ogni riferimento a persone o eventi reali è puramente casuale.

Racconto di Rosanna Boaga, Il Maresciallo Casagrande