«Verrà, ne sono sicuro.»
«È già passata più di un’ora. – replicò Sandro – Non verrà più.»
«Ti dico di sì. Non mi farebbe mai una cosa del genere.»
Si aggiustò la cravatta con un gesto secco e diede un colpetto al garofano bianco che gli spuntava sul bavero della giacca. Sandro sospirò e si allontanò dal suo migliore amico. Raggiunse il gruppetto di persone all’esterno del duomo di Treviso.
«Novità? Si sa qualcosa?» chiese ad una ragazza con un lungo abito blu elettrico.
«Stanno provando a chiamare, ma non risponde.»
In quel momento arrivò un altro uomo vicino a loro con un telefono in mano.
«Niente, ragazzi. La sposa ha cambiato idea.»
Passò l’apparecchio a Sandro che ascoltò per brevi istanti quello che gli diceva Maria Luisa, la testimone della sposa. Poi restituì il telefono. La ragazza in abito blu si coprì la bocca con la mano.
«Povero Luca.»
«Vado a dirglielo.» mormorò Sandro. Riattraversò la navata del duomo e si sedette a fianco a Luca, ancora perfetto nel suo completo blu da sposo e lo sguardo fisso davanti a sé.
«Andiamo a casa.»
«No. Lei verrà.»
«Ha chiamato Mary. Se n’è andata, Luca. Ha preso un treno per Milano. Mi dispiace tanto.»
Luca chiuse gli occhi per un lungo momento.
«Mando via tutti e poi ti accompagno a casa.» aggiunse Sandro.
Senza aspettare una risposta, raggiunse gli altri invitati e li pregò di andarsene. Insistette perché nessuno andasse a salutare lo sposo. Il parroco, cambiatosi, si avvicinò a Luca e gli mise una mano sulla spalla.
«È meglio che tu vada, ora. Se vuoi ci sentiamo più tardi.»
Luca alzò gli occhi, si guardò intorno e si alzò a fatica dal banco. Annuì e fece qualche passo verso l’esterno. Ogni fiore, ogni nastro, ogni dettaglio lo attraversava lasciandogli uno squarcio sul petto.
Arrivò al portone trascinando i piedi e quando si affacciò ormai tutti se n’erano andati. Sandro fu subito al suo fianco ma lui alzò una mano per fermarlo. Scese qualche gradino della scalinata del duomo e si sedette sul granito.
Si strappò di dosso il fiore bianco e lo gettò lontano da sé. Appoggiò i gomiti sulle ginocchia e il mento sulle mani.
Sandro lo guardava, gli occhi lucidi e le mani inquiete. Non sapeva cosa fare. Andò a sedersi vicino a lui. Arrivò sua sorella Giulia, quella col vestito blu.
«Vieni, ti accompagnamo a casa.»
«Lasciatemi solo.» disse lui con la voce roca, bassa, appena distinguibile. I suoi occhi erano fissi al fiore bianco, distrutto su un gradino poco più sotto. I due fratelli si scambiarono un’occhiata. Sandro si alzò e prese Giulia per mano. Si allontanarono in silenzio, senza guardarsi più.
Finalmente solo, Luca sospirò. Un lungo respiro che gli svuotò i polmoni. La gente gli passava a fianco lanciandogli occhiate curiose. Non alzava gli occhi. Non parlava. Non pensava. Annaspava per restare a galla e non cadere giù, ma aveva il corpo di piombo. Non aveva forze per combattere. Era fragile e rassegnato come un filo d’erba davanti alla mietitrice. Laura. Mise a fuoco il suo viso nella sua mente. Non era riuscito a fermarla, lei non si era lasciata prendere. Non ce l’aveva, veramente, con lei. Laura era come un colibrì, bello e libero, brillante nei suoi colori sgargianti, sospeso nell’aria di fronte a lui, ma si era illuso che non sarebbe più andata via. Non gli aveva mai nascosto la sua voglia di libertà. Era lui che aveva insistito per sposarla. Laura non gli aveva mai creduto quando le diceva che sarebbe stata sempre libera. Forse aveva fatto bene, forse lui voleva davvero metterle un guinzaglio per non farla più scappare. Il vento cominciò a prendere in braccio qualche petalo bianco e a sollevarlo di qua e di là.
Luca si arrese e si lasciò andare nel nulla sotto di lui. Il sole stava tramontando. La città si svuotava nel crepuscolo ma lui era immobile, con i muscoli rigidi e freddi. Arrivò il buio, in piazza non c’era più nessuno. Un’auto si fermò ai piedi della scalinata e ne scese Sandro, in jeans, che risalì le scale fino a raggiungerlo.
Gli mise una mano sulla spalla. Luca alzò la testa e lasciò che l’amico gli guardasse gli occhi rossi e il viso pallido. Sandro gli tese la mano, Luca l’afferrò e gli si aggrappò per alzarsi.
Giulia aspettava in auto, al volante, con il motore acceso. Sandro aprì la portiera del lato passeggero e Luca si lasciò cadere sul sedile. Mentre l’auto partiva, Luca fissò ancora, per l’ultima volta, i petali bianchi di garofano dispersi per la piazza. Ogni petalo era un pezzo di lui, sollevato dal vento per un po’, ma che sarebbe rimasto sull’asfalto ad avvizzire.
Buona vita, Laura. Io ce la farò.

Da: Il garofano bianco, Racconto di Rosanna Boaga