Carissimi lettori di AT oggi una nostra “vecchia” conoscenza: Federico Fubiani autore della trilogia “Le memorie di Roksteg”. Pronti per leggere questa strepitosa intervista?! Via!

Federico, ci siamo già conosciuti e ho avuto il piacere di leggere tutta la tua trilogia, ma per i lettori do AT che ancora non ti conoscono, vuoi presentarti e parlarci di te?


Volentieri. Mi chiamo Federico Fubiani, vivo e lavoro a Greve in Chianti, provincia di Firenze. Sono l’autore della trilogia “Le memorie di Roksteg” e dell’antologia di racconti “Sogni, pensieri, parole e segni” pubblicata per conto di Cure2children al fine di raccogliere fondi per la ricerca sul neuroblastoma. La scrittura per me ha rappresentato un piacevole diversivo che negli ultimi 3 anni è diventata qualcosa di più impegnativo ma sicuramente appagante.


Perché hai voluto dare vita a una saga fantasy e come è si è evoluta nel tempo?


Il progetto è scaturito dall’attività ludica che ho svolto anni fa con i miei figli e i loro amici. Giocavamo a Dungeons ‘n’ dragons, un famoso gioco di ruolo. Le avventure che proponevo ai miei figli e ai piccoli ospiti piacquero così tanto che gli amici iniziarono a dirmi “perché non scrivi un libro delle nostre avventure?”. La loro idea mi piacque e decisi di mettermi all’opera anche se poi il risultato dimostra che mi sono fatto prendere un po’ la mano…  :)Questo perché l’idea iniziale era di imbastire un lavoretto che fosse un piacevole ricordo di quel periodo ma poi decisi di sottoporre il manoscritto a vari editori. Devo dire che è andata molto meglio di ciò che avevo pronosticato.Per quanto riguarda la sua evoluzione, credo che sia evidente. Nel primo libro mi rivolgevo soprattutto a un pubblico di giovanissimi, nel secondo e soprattutto nel terzo, ho alzato il tiro verso un pubblico adulto.Questo mi è venuto naturale un po’ perché ho constatato con tristezza che gli adolescenti di oggi che amano leggere sono vere mosche bianche, ma soprattutto perché i temi stessi che i sequel proponevano erano più complessi rispetto a quello del primo volume. Ad evolvere sono stati poi il mio stile e soprattutto i miei protagonisti, che da ragazzini si sono ritrovati adulti, con dinamiche di interazione tra loro e nei confronti del mondo, notevolmente diverse.


Veniamo ora a questa fase finale, i 7 cavalieri del peccato? Chi sono esattamente e come è sorta l’idea di un potente malvagio che tuttavia dona agli esseri viventi emozioni e aspirazioni del tutto necessarie perché un’esistenza sia definita reale…?


Senza voler rivelare troppo del romanzo, posso dirvi che costoro sono una vera e propria incarnazione del peccato che rappresentano e che quindi si adoperano per far prevalere il male sul bene. L’idea di creare questo dio malvagio è nata dalla mia visione sulla fede e sulla religione in generale. Senza voler scendere in noiosi dettagli, ritengo che una visione ateistica non sia la più corretta, ma allo stesso tempo non lo sia nemmeno l’accettazione passiva e irrazionale dei dogmi che cristianesimo o altre fedi vogliono inculcare nella nostra testa. Ecco quindi che mi è piaciuto rielaborare all’interno di un pantheon simile a quello dell’antica Grecia il mito del peccato originale. Solo che gli attori non sono stati gli Adamo ed Eva della situazione, ma gli dei stessi.

Per l’intreccio narrativo, penso alle vicende emotive soprattutto, hai preso ispirazione da fatti personali o è tutto inventato?


Per quanto riguarda il primo volume e in parte anche il secondo, ho tratto molto dalla mia esperienza come genitore, estremizzando (parecchio, eh!) le difficoltà che ho incontrato nel rapportarmi con i miei figli. Le dinamiche del terzo sono invece nate dalla mia fantasia, seppur non escluda – a livello inconscio – qualche influenza delle persone che mi circondano.

Per le ambientazioni orientaleggianti che molto ricordano il Tibet e i deserti africani hai fatto riferimento a testi, documentari o sono esperienze personali?


Vorrei poter rispondere che sono il frutto di innumerevoli viaggi svolti in loco, purtroppo però devo rivelare che è tutto frutto del mio interesse per la cultura orientale (Giappone in particolare) che mi ha spinto a documentarmi per mio piacere personale e in modo particolarmente approfondito per la stesura del romanzo.


Qual è il messaggio sottinteso che volevi comunicare con questo terzo volume?


Credo che nel libro ci siano diversi messaggi. Il dialogo finale tra due protagonisti nel XVI capitolo e nell’epilogo è molto pregnante. Se dovessi sceglierne uno, però, direi che è quello espresso dal proverbio in voga nella nazione della Chem-Ya “Il pastore che voglia produrre il formaggio, rinunci a bere il latte delle sue capre” – ovvero che per ottenere qualcosa sarà sempre necessario sacrificare qualcos’altro. 

L’amore per gli animali è forte e evidente, vuoi argomentarlo?


Per me è una componente fortissima nella vita di una persona. Ciò che può darti un animale a volte non si ottiene nemmeno dalle persone più vicine. E l’importanza di avere accanto un compagno peloso in un momento difficile è cosa ben nota a chi ha scelto di vivere con un cane o con un gatto. La presenza di Fiyod (il lupo di Rako) nei miei tre romanzi è servita non solo a permettermi di ricordare ai miei lettori l’importanza di rispettare la natura e gli animali, ma anche per innestare un messaggio più velato, secondo cui gli animali cui a volte tendiamo a dare un’importanza secondaria potrebbero rivelarsi, un giorno, una presenza importantissima, se non del tutto salvifica.


Nel volume viviamo anche l’esperienza dei viaggi temporali. Se tu potessi farli, cambiando qualcosa del tuo presente ma inesorabilmente cambiando altro, che cambieresti faresti?


Sicuramente una delle schedine che ho giocato all’enalotto…  Scherzi a parte, se avessi il potere di cambiare le cose a livello planetario, mi impegnerei a cambiare molte delle situazioni che non vanno. Dovendo rimanere su un piano personale, però, credo che lascerei tutto com’è… credo che, al di là degli inciampi che ho incontrato nella mia vita, il me stesso attuale è frutto delle mie esperienze passate, se le cambiassi il tuo interlocutore non sarebbe più il Federico Fubiani che hai conosciuto finora, ma un “altro” Federico Fubiani… non so se migliore o peggiore ma senz’altro diverso e questo rischio mi spaventerebbe… (Alla fine questa riflessione la fa Zaghark stesso, nelle pagine del romanzo…   🙂

Se tu fossi un cavaliere del peccato, quale peccato incarneresti?


Eccoci! Temevo questa domanda! 🙂 Credo di essere un compendio di peccati… un bel divano comodo mi attira molto… così come una brioche ripiena di crema… ma anche una bella ragazza che mi guarda con un sorriso sbarazzino ha un bell’effetto su di me… Scherzi a parte, sicuramente credo che superbia, accidia e tutto sommato anche ira non siano nelle mie corde.


Ci sono possibilità di un ulteriore quarto capitolo con ritorni e nuovi personaggi?


Un quarto capitolo direi di no… la storia è chiusa con un finale netto e (credo) ben delineato. Ci sarebbe l’idea di presentare uno spinoff, che avrei già anche iniziato. Ti confesso però che la pandemia mi ha portato a impigrirmi (ecco la risposta al quesito di prima: pigrizia!) e da qualche tempo ho abbandonato la scrittura. Confido che con la ripartenza le cose cambino!

E lo speriamo anche noi Federico! Grazie per il tuo tempo e in bocca al lupo per tutto!

Anna Pasquini – Alessandria Today di PC Lava