Io sono un folle io sono un poeta

Ricordo di un tempo passato
quando assetato d’amore
gocce di lacrime
come divina rugiada
discendevano sulla mia consolatrice terra

Raggi di sole al tramonto
come frecce sfuggite all’arco
correvano intorno alla sua maestosa figura

Avvampavano accecati gli Dei maligni
e al mio cuore ti hanno rapita
Mi schermivano con canti sibillini:
non poeta tu sei ma soltanto
un’astuta faina che mente cosciente
e brama la preda

No! Poeta io sono e canto l’amore
della donna che amo
Forse solo perché son folle
che cerco oltre l’umana conquista

Soltanto poeta io sono
Lo chiedo con sommo rispetto
che forse son folle perché canto dell’arcobaleno?
Credetemi poeta io sono
e trasformo l’immagine in mille colori

Lo so forse il divino beffardo mi guardava
e simile all’aquila più in alto esso volò
finché nei cespugli di rose mi fece cadere
facendomi smarrire l’amore
della donna che amavo

Io cado verso l’ombra della sera
e stanco del giorno
malato di luce
disperdo i miei folli desideri

La verità mi ricorda ancora
che sono un poeta

Sono soltanto pazzo!
Sono soltanto poeta!

Gregorio Asero
Copyright Legge 22 aprile 1941 n. 633