MUTAZIONI E VARIANTI

Leggo di persone che continuano a sostenere di poter accontentarci di una pandemia che per effetto della campagna vaccinale dia contagi e meno morti e ospedalizzazioni, creando una sorta di convivenza con il virus secondo il modello inglese. Una strategia alquanto pericolosa che aumenterà in maniera minore morti e ricoveri, ma che comunque continueranno, e che, come già detto da molti, ci metterà anche a rischio di nuove varianti.
Sui motivi che determinano lo sviluppo di una variante di un virus sono state avanzate diverse ipotesi:
Infezione prolungata
Se una persona non riesce a guarire da un’infezione, ad esempio perché immunodepresso, il virus può mutare nel tempo all’interno dello stessa persona.
Circolazione virale
Con l’aumentare della circolazione del virus aumenta il tasso di replicazione del virus e la probabilità di comparsa delle mutazioni cresce.
Pressione selettiva
I virus così come i batteri sono sottoposti a una forte pressione selettiva esercitata da vaccini e farmaci, che riguarda soprattutto le proteine dell’involucro esterno. Sotto l’azione dei vaccini, o anche di farmaci, che tendono a ridurre la sua moltiplicazione, è più probabile che si formino mutazioni che danno al virus variato maggiori probabilità di resistere all’attacco degli anticorpi o all’azione dei farmaci antivirali.
La comparsa di varianti pericolose è direttamente proporzionale alla diffusione del virus durante la pandemia, perché più il virus replica più muta e comunque, in qualche maniera, legata alla pressione selettiva. Ecco perché è importante che la lotta alla pandemia comprenda non solo una campagna vaccinale diffusa e capillare, che è comunque un caposaldo, ma comprenda e mantenga in atto politiche volte alla riduzione della circolazione del virus, come le misure di protezione individuali che sono state allentate ma non rimosse, ed una continua attività di tracciamento che circoscriva i focolai.
Concordo perciò con chi sostiene che la politica dell’accontentarci di una pandemia che dia contagi e meno ospedalizzazioni ci metta a rischio di nuove varianti e non sembra una strategia particolarmente lungimirante.

Massimo Sartelli