Testè che per ammazzar la noia e sopportar di questo inferocito caldo

mi venne di prendere una cicala che mi stava cantando accanto

e volli per mio diletto e piacere raccontargli la favola famosa

che corre sul suo conto.

Nel silenzio del suo canto ella ascoltava intanto con dovuta

curiosità e direi quasi divertimento, che quando ebbi finito

ella subito mi rispose:

“ Caro signore, la favola che mi hai appena raccontato

mi insegna e mi conferma quanto voialtri uomini

bramiate della Ricchezza!

Il vero è che per noi la Ricchezza non conosciamo altro che quella

che ciascuna creatura riceve in dono dalla Natura al suo venire al mondo,

per cui di noi, cicale, la Ricchezza è il canto e

perciò lo facciamo perdutamente,

ma bada bene, non per allietare voi uomini che ci calunniate,

ma per piacere al Sole che ci ama!

Che strane fantasie avete voi umani, noi bussare alla porta

di una formica? E perchè mai?

Forse per poter vivacchiare un’invernata?….Ma d’inverno il Sole

è molto lontano e sarebbe vano cantare, anche se pur a squarciagola,

lui non ci sentirebbe, perciò la nostra vita sarebbe inutile davvero!

O forse per garantirci di cantare un’altra nuova estate? Ma che importa,

noi moriamo, ma il canto nostro non muore mai, e il Sole ogni estate

può rallegrarsi e udire sempre fresche e più canore voci che le nostre anziane.

Detto questo, caro mio signore, perchè dolerci di morire?

E poi come potremmo mai desiderare le miserabili e sudate ricchezze che

piacciono tanto a quelle formiche e pure a voi?”

Detto questo se ne volò .

Mio libero adattamento da “ Favole per i re d’oggi” di Ercole Luigi Morselli

Roberto Busembai (errebi)

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