L’ESTREMIZZAZIONE DELLE OPINIONI SUI VACCINI

Massimo Sartelli:

In questi ultimi anni, lo sviluppo e la diffusione del social network ha favorito l’estremizzazione delle opinioni a discapito di posizioni moderate o di compromesso.

Alcuni argomenti si prestano più di altri all’estremizzazione delle posizioni tra questi c’è la questione dei vaccini per esempio, sul cui beneficio non si dovrebbe neanche discutere. Tematiche la cui discussione sta degenerando in uno scontro tra opposti estremismi, che non lascia spazio a posizioni intermedie o a soluzioni di compromesso che potrebbero essere veramente persuasive. Chiaramente i social network non creano gli argomenti della discussione. La rete permette agli utenti di esprimere pubblicamente il proprio accordo o il proprio dissenso sull’argomento di volta in volta discusso, e crea gruppi virtuali contrapposti di favorevoli e contrari.

È chiaro che i gruppi assumono spesso posizioni più estreme di quelle che ciascuno dei membri assumerebbe se si trovasse da solo.

Questo presumibilmente accade perché non solo nel gruppo ci si sente incoraggiati ad esprimere opinioni più forti, ma anche perché ciascun membro del gruppo cerca di assumere posizioni che diano consenso e visibilità, due caratteristiche apparentemente contrastanti, che si possono conciliare solo estremizzando l’opinione.

Il gruppo virtuale, inoltre, è costituito dall’incontro casuale tra perfetti sconosciuti. Ovvero, il computer o lo smartphone, isola dal proprio vicino di casa, ma crea un gruppo virtuale che ha le stesse dinamiche, se non dinamiche ancora più forti, del gruppo reale.

Se la rete esercita su ciascuno di noi una pressione psicologica, che deriva dal renderci membri di gruppi, costantemente visibili sia ai nostri compagni (quelli che la pensano come noi) che ai nostri avversari (quelli che la pensano diversamente da noi, a loro volta riuniti in un gruppo virtuale antagonistico al nostro), da questa pressione occorre difendersi, prima di tutto prendendone coscienza.

Inoltre si deve riconoscere che i social potrebbero rivelarsi uno strumento inadatto per il confronto scientifico, se si casca in questa rete, e, se utilizzati così, non mi sembrano neppure lo strumento per combattere la disinformazione.

Massimo Sartelli