PRIMA CHE SUCCEDA, di Enrico Bucci

PRIMA CHE SUCCEDA.

Il green pass, come i vaccini, sta venendo caricato di significati che non ha.

Si tratta di una misura non farmacologica: come i vaccini, non ha il 100% di efficacia, non è in grado da sola di contenere integralmente l’epidemia.

Si pensa invece al green pass, e ai vaccini, come all'”arma-fine-di-mondo” contro il virus: con ciò preparando il terreno agli inevitabili titoli di giornale e strillate novax sui social, del tipo “Infetta il bar, aveva il green pass”.

Bisogna capire una cosa: ogni rimedio, ogni azione che noi concepiamo, possono ostacolare il virus, non eradicarlo in tempi brevi. Questo virus, esattamente come le centinaia di altri che affliggono l’umanità e di cui siamo a conoscenza, resterà con noi; proprio per questo, dobbiamo modificare alcuni nostri comportamenti se non vogliamo lasciargli campo libero (la scelta peggiore possibile).

La campagna di vaccinazione, ripetuta se necessario, di cui il green pass costituisce un’estensione, è una delle misure più efficaci; senza di essa, i danni sarebbero ingentissimi, per la salute, per l’economia e per la nostra stessa vita sociale (perchè la “libera peste” non agevola nessuno).

Senza vaccini non ci sarebbero i titoli in prima pagina come quello in apertura di questo post su bar e green pass, ma sarebbero tristemente sostituiti da trafiletti abitudinari come “oggi altri 500 morti di COVID”.

E’ bene però sempre ricordare che non esiste bianco o nero: green pass, vaccini, farmaci quando arriveranno, combinati con comportamenti responsabili, mascherine durante le recrudescenze e monitoraggio epidemiologico, nel loro insieme, possono rendere il virus un problema sanitario trascurabile, ma non porteranno alla sua estinzione – nulla può farlo, salvo il caso ed il tempo.

La vita non è in bianco e nero, ma a colori; e chi estremizza il significato di una misura (pro o contro), sta solo tracciando una linea per creare due ennesime fazioni: pro-pass, no-pass.