BLOG TOUR: Donne famose impegnate contro la violenza di genere

Violenza significa non permettere alle donne di avere un’istruzione, di avere una vita sessuale, di rivestire ruoli e ricevere compensi al pari degli uomini, di poter scegliere del proprio corpo… di essere libere di fare, dire, pensare.
Poco meno di 7 milioni di donne in Italia hanno subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita, una su tre; per quasi 3 milioni l’abuso è stato perpetrato dal partner o dall’ex. Ogni 72 ore, nel nostro Paese, una donna viene uccisa da una persona di sua conoscenza e tre femminicidi su quattro avvengono in casa.Parole di attrici, star, vittime di abusi che hanno scelto di raccontare le violenze subite, attiviste impegnate nella lotta contro la violenza di genere. Per dire «mai più».

Malala Yousafzai, attivista pakistana, nonché la più giovane a ricevere il Premio Nobel per la pace, che all’età di 11 anni è diventata celebre per il suo blog in cui documentava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e l’occupazione militare. Malala è divenuta un simbolo di libertà e di coraggio per tutto il mondo: “Una ragazza che non si piega alla violenza ed alla sopraffazione e che combatte per diritti fondamentali quali l’istruzione, la parità tra uomini e donne, l’autodeterminazione e contro la violenza sulle donne.

Lucia Annibali, avvocatessa, è deputato e membro della Commissione Giustizia, e la sua storia è, purtroppo, caratterizzata da un grave episodio di violenza, quando il suo volto fu sfregiato con l’acido da due uomini su mandato del suo ex compagno. Da allora, è divenuta un simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

Gessica Notaro è il volto diventato un simbolo della violenza sulle donne. La sua tenacia un’ispirazione per chi si trova adesso in un incubo simile a quello da lei vissuto. Era il 2017 quando Edson Tavares le lanciò addosso l’acido, con l’intento di sfregiarla. Da quel giorno del 2017, è cominciata una trafila di lotte, in tribunale e in ospedale, per reagire a quanto le era successo. Senza mollare un attimo, senza nascondersi mai.

Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno hanno fondato nel 2007 la Fondazione Doppia Difesa Onlus con lo scopo di aiutare coloro – donne in particolare – che hanno subito discriminazioni, violenze e abusi ma non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia, perché vivono nel più totale isolamento ideologico e sociale, nel silenzio e nell’indifferenza generali che portano, assai spesso, a non essere per nulla consapevoli del proprio status di vittime. La Fondazione svolge la sua attività su un duplice binario, psicologico e giuridico, credendo anche nella necessità della sensibilizzazione, perché la violenza contro le donne è una conseguenza delle discriminazioni di cui sono vittime, in casa e sul posto di lavoro: potrà essere sconfitta soltanto quando uomini e donne saranno realmente uguali, con i medesimi diritti, i medesimi doveri, le medesime possibilità. In un’ottica di prevenzione, opera poi per sensibilizzare l’opinione pubblica: la cultura, la diffusione di valori quali il rispetto e l’eguaglianza, è l’arma più efficace per combattere la violenza.

Angelina Jolie lavora con le Nazioni Unite per sostenere le donne che nel mondo subiscono abusi e violenze e ha lanciato uno speciale messaggio nelle giornate che l’Onu dedica all’attivismo contro la violenza di genere.

Mai Khoi, 37 anni, dal Vietnam, artista e cantante. «Voglio esercitare il diritto alla libertà di espressione e non parlarne soltanto»: anche solo con il suo aspetto, i capelli colorati o quei vestiti non tradizionali, da anni indispettisce il governo e i suoi irreprensibili censori. Nelle sue canzoni parla di democrazia, violenza contro le donne, diritti della comunità Lgbt, tanto che i suoi concerti erano spesso bloccati dalle autorità e di fatto le è stato impedito di esibirsi in patria.

Marina Pisklakova-Parker, attivista contro la violenza sulle donne in Russia. Era il 1993 quando questa ingegnere, accompagnando il figlio a scuola, si è accorta di una mamma con il volto tumefatto. «Perché non lasci tuo marito?». «E dove dovrei andare?». In effetti non esisteva alcun supporto per donne vittime di violenza ed è stata lei a fondare la prima linea telefonica di aiuto e poi la prima casa rifugio. Da allora lotta tenacemente per far riconoscere un fenomeno che continua a essere considerato faccenda privata: non esiste ancora una legge apposita contro la violenza domestica, né dati ufficiali sulle vittime. Oggi è presidente di Anna – Association No to Violence che coordina 40 centri nel paese e che tenta di abbassare le stime di 14mila morti ogni anno. Negli ultimi anni si è dedicata anche a combattere la tratta di esseri umani, educando le ragazze in Russia sui pericoli e i rischi da riconoscere.

Sunitha Krishnan, 48 anni, India, attivista contro il traffico sessuale di donne e minori. Il primo insegnamento che vuole trasmettere a chi salva dalla schiavitù è che c’è un modo di incanalare rabbia e dolore. Sunitha lo ha fatto quando a 15 anni è stata violentata da un gruppo di sconosciuti. Ha deciso che non era lei quella da incolpare e che nessun’altra vittima avrebbe dovuto sentirsi abbandonata. Ha fondato un’organizzazione che ha aiutato migliaia di donne e bambini a ricostruirsi una vita, con sostegno psicologico, case rifugio, consulenze lavorative. Una scelta che le ha portato minacce di morte e aggressioni, soprattutto da quando si è impegnata a livello legislativo per garantire pene più severe per sfruttatori e stupratori.

Lina Kahlifeh, dalla Giordania, trainer di tecniche di autodifesa. Tutto è iniziato quando una sua amica si è presentata con un livido in volto dicendo che non aveva saputo come reagire. Lina, campionessa di arti marziali, ha iniziato così ad allenare le prime amiche nel garage dei suoi genitori ad Amman e oggi, quasi dieci anni più tardi, ha fondato il primo studio di autodifesa per donne del Medio Oriente: She Fighter. Le sue palestre si trovano in diversi Paesi (i corsi sono disponibili anche online) e hanno aiutato più di 18mila donne e ragazze, incluse delle rifugiate siriane. Lina, però, non ha voluto focalizzarsi solo sulla difesa fisica ma anche sull’allenamento mentale e “culturale”, per portare le partecipanti a credere di più in loro stesse, a reclamare i propri diritti e il proprio posto nel mondo a testa alta. È stata premiata da Hillary Clinton in persona, ma non ha sempre ricevuto sostegno per la sua attività: «In qualsiasi società cerchi di portare un cambiamento devi aspettarti della resistenza. Quando l’affronti, significa che stai davvero cambiando qualcosa».

Poco più di tre anni fa, Ayat Osman, insieme alla sorella Seham e ad altre persone, ha fondato Genoubia Hora, il primo gruppo femminista organizzato ad Assuan, nel sud dell’Egitto, che si batte contro la violenza sulle donne.

E dal mondo della musica, tra le voci che portano avanti la battaglia contro la violenza sulle donne ci sono Beyoncé, Lady Gaga, ma anche le nostre Elisa e Fiorella Mannoia.

Daniela Amato, operatrice presso di uno dei centri antiviolenza più longevi d’Italia, è attivista del movimento Non una di meno: «Violenza è assenza di libertà. Di girare sicure, di abortire, di esprimere idee».