Sono toscano e per lo più sono di Lucca, vicino e parente della tanto amata e invidiata Versilia, che ogni estate ancora fa sognare per le sue grandi e farinose spiagge e per il suo immenso mare, e parlo soprattutto di Viareggio, che fu un tempo, prima capitale del vacanziero ancora inteso come colui che si abbandonava a fasti di un semplice stare a prendere il sole e godersi dei tuffi e delle nuotate in quel che “allora” era un mare pulito e sano e non si conosceva inquinamento, plastica e rumori d’aerei in cielo e auto nei viali.

C’è stato in quel lontano periodo, parlo degli anni ’20 del Novecento, giusto giusto un secolo scorso, un pittore che innamorato di Viareggio ne espresse con i colori sulle grandi tele tutto il fascino e il gioioso, il ricco e il fascinoso, il naturale e abitudinario, insomma tutto quello che offriva ( e ancora offre anche se in un contesto diverso e moderno) una giornata sulla spiaggia e un bagno in mare.

Viareggio come ho detto era allora il fulcro delle vere vacanze, notorio e addirittura importante tanto d’avvicinare personaggi famosi e di un certo livello, ma era anche e comunque la vacanza del popolo in generale, ognuno voleva andare a Viareggio, e tra la nascita dei primi stabilimenti balneari, tra le lunghe e interminabili spiagge libere, ognuno, da grande a piccino, da bambino a anziano poteva godere di questo mare. Tuffi, incontri sulla spiaggia, due chiacchiere tra amici, bambini gioiosi, bagnanti di ogni età e ceto, chi si prodiga nuotando, chi ancora deve imparare, i timori di alcuni di non toccare il fondo, le urla “finte” per scherzare di affogare, una gita con il pattino, e mamme sulla riva ad aspettare o controllare chi più indifeso non avesse davvero ad affogare. Viareggio naturalmente era anche vita serale, locali dove timide note musicali alleviavano i clienti o soltanto i passanti, ma la vita balneare era il suo maggior fascino.

Moses Levy, tunisino, rese per il suo grande amore che provava in questo vivere giocondo e felice, una vastità di pitture che avevano proprio come protagonista il mondo balneare, quadri dove la tecnica di prospettiva si perde tra le onde, perchè per Moses l’importante è far “sentire” quel vociare di persone, quella felicità di correre o tuffarsi, e poi di rendere partecipi a chi osserva i suoi quadri del rumore e dell’incanto del mare stesso, le sue onde spumeggianti e il blu sempre più profondo.

“La mareggiata” un olio su tela di 60×120, di proprietà di una collezione privata, è una delle sue più famose e trascinanti opere su questo tema, un quadro che non può che darci quella viva atmosfera e voglia di un tuffo per sopprimere questo afoso caldo estivo che ci attanaglia.

Moses Levy , allora, ha raggiunto il suo scopo!

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Moses Levy – “La mareggiata” olio su tela 60×120 – Collezione privata