In provincia sempre più numerosi i comuni che hanno evidenziato la presenza dell’insetto

Popillia japonica: orti e vigneti a rischio,

cresce la preoccupazione per il coleottero

La prima segnalazione nel 2019: servono azioni mirate di contenimento per salvare le colture

 

Sono oltre 50 i comuni della provincia di Alessandria dove è stata segnalata la presenza massiccia della famigerata Popillia japonica, il coleottero giapponese in grado di compiere danni immensi a tutte le specie vegetali, dai prati alle piante ornamentali, dagli alberi da frutto ai vigneti, alle colture orticole di pieno campo. I rischi maggiori li corrono il mais, il pesco, il melo, la vite e la soia.

La prima segnalazione, a livello provinciale, risale al 2019 nella zona del casalese per arrivare a macchia di leopardo a colpire in maniera sempre più aggressiva anche comuni come Cuccaro e Lu per estendersi a tutta la bassa Valle Scrivia e quindi a tutto il territorio alessandrino.

“Chi l’ha incontrata, se la ricorda bene: è sufficiente una manciata di giorni per radere al suolo migliaia di metri quadri di colture. La Popillia è, infatti, considerata tra gli organismi più nocivi per questo è fondamentale tenerla sotto controllo. Questo coleottero è molto vorace e, nelle nostre zone, non ha predatori naturali, così si riproduce a dismisura, infestando giardini e orti e distruggendo piante da frutto e ornamentali. In questo periodo, infatti, sta deponendo le uova, se non si interviene in maniera concreta e veloce il prossimo anno il danno sarà decisamente ingente, molto più di quello attuale: le azioni di contenimento delle popolazioni degli adulti dell’insetto devono essere volte a impedire l’accoppiamento, la riproduzione e la diffusione”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.

Allo stadio larvale questa specie infesta i tappeti erbosi nutrendosi delle radici di piante erbacee, mentre gli adulti sono polifagi e attaccano piante spontanee, ornamentali e forestali e colture di pieno campo determinando defogliazioni, distruzione degli organi fiorali e danni ai frutti. Gli adulti possono alimentarsi su quasi 300 differenti specie vegetali.

“Nelle scorse settimane la difficile e preoccupante situazione legata alla presenza sempre più massiccia della Popillia japonica nella provincia di Alessandria è stata comunicata ai responsabili del Settore Fitosanitario Regionale per capire cosa è possibile fare in concreto per fronteggiare un problema che ha già causato danni economici molto rilevanti sul nostro territorio – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo -. Grazie al piano regionale di controllo 2021 e alla campagna d’informazione rivolta ad agricoltori e cittadini auspichiamo che in tempi brevi si abbassi sensibilmente il livello della popolazione dell’insetto e si riesca a contenerne la proliferazione”.

Un grave problema che riguarda l’intera collettività: infatti, mentre i tecnici Coldiretti continuano a ricevere segnalazioni della presenza dell’insetto, si contano danni ingenti anche nelle aree verdi, orti e giardini, per questo viene chiesto a tutti, non solo agli agricoltori, di comunicarne tempestivamente la presenza. Un lavoro di stretta sinergia tra Regione, Ipla, Comuni ed enti locali per divulgare corrette informazioni su come agire per il contenimento.

“La Popillia japonica è solo l’ultimo degli insetti alieni che minacciano la biodiversità del territorio. Purtroppo, dalla Drosophila suzukii alla cimice asiatica negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad una vera e propria esplosione di specie straniere che si diffondono nei nostri territori perchè non hanno antagonisti naturali che invece trovano nei loro paesi d’origine – hanno continuato Bianco e Rampazzo – . Di fronte a questo fenomeno sono strategiche la prevenzione, le segnalazioni degli agricoltori e l’intervento tempestivo dei servizi fitosanitari. Insieme al cambiamento climatico, sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea, con frontiere colabrodo che lasciano passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Risultato di una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici in Europa senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”.

Tre le tipologie di trappole, posizionate prevalentemente vicino ai prati: “a boccioni” con cattura massale degli adulti che vengono svuotate periodicamente;  a “cassetta” per la disseminazione di un fungo che agisce sull’insetto causandone la morte e  “a ombrello” a rete insetticida.

 

 

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