Cari amici di Alessandria Today, oggi vi propongo l’intervista all’autore di “Le notti di Artemide”, edizioni Bertoni, un giallo ambientato a Roma dal sapore noir ed esoterico. Ma andiamo a conoscerlo meglio!

1. Presentati ai lettori di Alessandria Today, chi sei e cosa fai nella vita?

Salve a tutti da Fernando Lizzani, romano, 57 anni, un passato da giornalista, soprattutto in veste di critico cinematografico, poi sceneggiatore di film e di fumetti, più altre varie attività di dubbia definizione, fino ad arrivare alla regia televisiva che è la mia fonte di sostentamento da qualche decennio.

2. Da quanto ti dedichi alla scrittura e prima di “Le notti di Artemide” hai scritto altri romanzi?

Scrivo narrativa dalle elementari, con i miei primi racconti per il giornale di classe. Con gli anni ho cercato di affinare le mie qualità con risultati non troppo significativi svariando, come detto sopra, in campi come il cinema, i fumetti, la radio. Alla narrativa ci sono arrivato solo di recente con il mio primo romanzo, il giallo dei sentimenti “Piccole infamie vista mare” (edizioni Aporema) uscito lo scorso anno, cui ha fatto seguito quest’anno “Le notti di Artemide”.

3. Quanto hai impiegato a scriverlo, come hai avuto l’idea e quali ricerche hai condotto per realizzarlo?

Il processo creativo che ha portato a questo secondo romanzo è stato abbastanza lungo e faticoso, tra modifiche, cambi di idee e riscritture varie. Credo di averlo scritto a spizzichi e bocconi più o meno in due anni. Per dare una speranza a chi ha simili velleità come scrittore, “Piccole infamie vista mare”, che è successivo ma che per una serie di incastri è uscito prima, l’ho scritto in sei mesi circa. Il nuovo romanzo ancora inedito mi ha preso circa quattro mesi per la prima stesura più una revisione di circa un mese. Con il lavoro, insomma, si impara a velocizzare la scrittura; se poi a ciò corrisponda anche una crescita qualitativa possono dirlo solo i lettori. L’idea di Artemide è nata mettendo insieme una serie di passioni quali il giallo, l’esoterismo, i vecchi sceneggiati televisivi come “Il segno del comando”, il ciclo de “L’uomo ombra” ma più i film anni trenta che il romanzo di Hammett con il meccanismo degli investigatori dilettanti, e tutta una serie di altre cose che magari qualcuno coglierà. Le ricerche si sono concentrate soprattutto su alcuni aspetti “tecnologici” nei quali ero meno ferrato e che hanno richiesto un bel po’ di studio fino a trovare le giuste soluzioni narrative, mentre per le principali tematiche ero piuttosto preparato.

4. Il protagonista è davvero un personaggio efficace e ben tratteggiato, ti sei ispirato a qualcuno in particolare o è totalmente prodotto della tua fantasia?

Il protagonista è un personaggio di pura fantasia, costruito a poco a poco, ma che, come credo tutti i personaggi di ogni romanzo, ha in sé alcune caratteristiche della mia personalità e della mia visione del mondo.

5. E per il personaggio di Esmeralda?

Esmeralda è ancor più di fantasia, nata dalla ricerca di un tipo di personaggio con il quale mi piacerebbe passare del tempo. Credo che con questo approccio possa essere più facile che poi lo stesso interesse possa comunicarsi a chi leggerà la storia. Nel nome e nelle fattezze, però, ho messo un omaggio alle storie a fumetti di Hugo Pratt, che considero uno dei più grandi narratori di ogni tempo.

6. Quanto del tuo quotidiano è presente, se è presente, nel testo?

Tutta la parte ambientata nel mondo della televisione deve molto al mio lavoro in quell’ambito e posso dire, con una punta di vergogna, che alcune situazioni le ho riportate senza neanche sforzarmi troppo di camuffarle.

7. Anche la cartomante Giada è un ottimo personaggio, come mai hai voluto che il tuo protagonista lavorasse nel suo studio? Ti attrae quel mondo o era funzionale al riferimento con la setta?

Anche il mondo dell’esoterismo e del paranormale è un contesto che conosco un po’ per vecchie frequentazioni, tanto che ne ho anche scritto come giornalista per un breve periodo. Con gli anni, al di là della suggestione che per me quel contesto continua ad avere, è prevalso un approccio fortemente scettico che mi ha portato a cercare di raccontare alcuni degli escamotage che certi personaggi utilizzano ai danni di persone fragili o anche solo meno smaliziate.

8. La scelta di trattare sette sataniche avvezza al sesso di gruppo è stata motivata dalla consapevolezza che siamo un popolo di “voyeur”?

La tua domanda è molto azzeccata. In varie parti della storia ho giocato con il voyeurismo. Il tema dello sguardo verso ciò che è proibito e, soprattutto, dell’ambiguità della visione e delle sue interpretazioni è uno dei temi chiave del romanzo.

9. Nel testo ho colto anche una sorta di sfiducia nei rapporti famigliari e amicali, è così, ho mal interpretato?

Credo sia presente in misura abbastanza marcata, frutto del mio vissuto messo a nudo, e in quello penso di essere stato particolarmente onesto nel veicolare emozioni. Se queste poi dovessero risultare efficaci dando spessore ai personaggi, allora ne sarebbe valsa la pena.

10. Prevedi un sequel, o stai lavorando a nuovi progetti? Vuoi anticiparci qualcosa?

Come accennato, ho già pronto un altro romanzo, una commedia nera, genere poco frequentato nel mercato attuale, ma tanto, come il 99% di chi scrive, lo faccio solo per passione, non certo per la ricerca di un consenso commerciale. Anche solo essere scoperto da qualche nuovo lettore è una meraviglia. Poi, ho appena terminato la prima stesura di un horror scritto a quattro mani e ho appena iniziato a scrivere un nuovo giallo. Comunque, l’idea di ritrovare in futuro i due protagonisti di Artemide in una nuova avventura gironzola per l’aria. Insomma, non so se sia da prendere come una minaccia ma credo che i lettori dovranno impegnarsi per farmi passare la voglia di scrivere.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato, Fernando, e in bocca al lupo per i tuoi progetto futuri!

Anna Pasquini – Alessandria Today blog di PC Lava