Primo appunto:

Nei miei scritti pubblicati sul web rarissimamente volte tratto di cronaca locale, di cronaca nazionale, di politica. Non tratto mai di infiltrazioni mafiose né di intrallazzi politici. È una precisa scelta, ben ponderata e maturata dopo anni di riflessione. Forse sarei anche la persona meno indicata a farlo. Dirò di più: evito nella maggioranza dei casi di parlarne anche in privato dei fatti del giorno. Non intavolo discussioni all’ultimo sangue al bar. Mi sono rifugiato nella cultura umanistica. Dò una rapidissima scorsa distratta al quotidiano che compra mio padre. Dò una rapidissima scorsa alle notizie online, ma non approfondisco. Io leggo soprattutto libri di saggistica, poesia contemporanea, filosofia contemporanea, letteratura contemporanea. Mi dispiace scriverlo, ma io mi sono rifugiato nella mia bolla virtuale di persone che hanno questi stessi miei interessi. In questo modo evito malumori ed incazzamenti. Evito anche guai perché trattare di certi aspetti della cronaca, della politica o trattare di mafia è foriero di contrarietà e problematiche non di poco conto. Purtroppo nel nostro Paese non c’è una grande libertà di espressione. Bisogna sempre andare coi piedi di piombo. Ci vuole prudenza e circospezione. Un tempo le persone erano solidali e davano sostegno. Oggi ognuno purtroppo pensa per sé. È molto facile  ritrovarsi a vivere una vita complicata. È molto facile ritrovarsi soli perché scomodi. Non ho però assolutamente niente contro chi si occupa  di politica o mafia. Ritengo ad ogni modo che sia più utile per me e per chi mi legge che tratti di cultura, psicologia, poesia e libri. Forse è la cosa che so fare meglio, anche perché è da tempo che me ne occupo. Qualcuno dice che siamo alla fine dell’Antropocene. Io non ho intenzione di crucciarmi e di farmi venire la bile per come va male l’Italia. Potendo evitare io evito di parlare delle beghe del nostro amato Paese. Preferisco trattare i mali di questo mondo in senso lato. Qualcuno potrebbe dirmi che è una scelta di comodo o che non ho coraggio. Può darsi. Personalmente non mi ritengo la persona indicata per fare ciò. Penso che il mio contributo sarebbe ininfluente. Penso che come in tutte le cose ci voglia anche motivazione e buona volontà a parlare delle beghe dell’Italia: cose che io in questo frangente non ho. Non occupandomi di politica o mafia evito anche la possibilità di ricevere ritorsioni, minacce, querele, fango sulla mia persona. Il fatto è che mi piace vivere il mio tempo, ma non vivere la mia epoca. Voglio essere testimone e non discepolo di questa epoca. Seguire minuziosamente ogni evento locale o nazionale mi angoscerebbe alla fine. Non mi piace immergermi troppo nella mia epoca. Preferisco stare lontano, quasi estraniarmi da tutto questo. Purtroppo o per fortuna sono fatto così e non posso snaturarmi. In fondo trovo che possa essere costruttivo anche parlare di libri ed umanesimo contemporaneo. Una ultima cosa: considero anche le cosiddette scienze umane umanesimo moderno.

Secondo appunto:

“Ormai è tardi” cantava Vasco Rossi. Ormai ho una certa età. Tra poco saranno 49 gli anni. Come si suol dire, sono nella maturità, né giovane né vecchio. Mi ricorda una celebre poesia di Mario Luzi. Ma sono da tempo negli anta. Un tempo pensavo che il rapporto con le donne, con il passare del tempo, si risolvesse. Invece non si è risolto. Il problema è scomparso. Non ho più il desiderio incessante di un tempo. Il desiderio in parte è scemato. Posso starmene da solo. Non cerco donne né vengo cercato. Nessuna mi suona il campanello. Nessuna viene sotto casa. Non esco da tempo immemorabile con una ragazza. Sono anni ed anni. Un piccolo problema è il fatto che per qualsiasi interazione sociale nella nostra società ci sia il sospetto di secondi fini, di un intento sessuale; perciò bisogna essere attenti e circospetti per non generare equivoci. A volte basta essere semplicemente gentili con la barista perché lei sospetti che uno ci sta provando. Per quel che riguarda le innumerevoli delusioni il tempo cura le ferite e le risana completamente: sono altri i drammi della vita. Di tutto quel che pensavo essere dolore da giovane non è rimasto che uno scialbo ricordo, di cui sorridere. Non ho raggiunto la pace dei sensi, ma tutto sommato un certo equilibrio interiore, dovuto anche al fatto che non ho tentazioni. Tutto sommato è meglio così. Certo guardo le belle donne. Certamente a volte penso di qualcuna che ne varrebbe la pena, mi dico perché non l’ho incontrata prima o se l’avessi conosciuta quindici anni fa. Ma i rimpianti, così come i desideri inappagati, non portano a niente. In fondo come dicevano i padri del deserto i pensieri impuri sono come asce e dipende tutto dall’uso che ne facciamo. Come diceva mia nonna: “un pensiero non paga un debito”. Ma è anche vero che come scriveva Diderot ne “Il nipote di Rameau”: “i miei pensieri sono le mie puttane”. Vanno e vengono liberamente e non c’è verso di fermare la mente. Ogni tanto cerco di catturare un pensiero, scrivendolo,  e spero che nessun mio pensiero diventi una idea fissa per la mia salute mentale. Un’altra cosa è che penso più spesso alla morte e cerco di rimuovere il pensiero. Penso a cosa ne sarà di me e dei miei familiari. Comunque, ritornando alle cose frivole, non sono presentabile e nemmeno piacente. Non piacevo alle ragazze venti anni fa. Immaginiamoci ora! Per fortuna non ho una donna, dato che sono disoccupato e la situazione è peggiorata in questi ultimi tempi (l’esercito di riserva – così chiamava Marx i disoccupati – è ingrossato ultimamente. C’è molta più concorrenza e come si dice dalle nostre parti Berta non si marita). Inoltre una volta che uno è padre di famiglia ci si aspetta obbligatoriamente la coscienziosità e la diligenza del buon padre di famiglia. Per fortuna non ho moglie né figli. Ora con la pandemia faccio vita molto ritirata. Cammino la mattina. A volte esco di casa poco dopo il coprifuoco. Leggo. Uso internet. Sto col mio cane. Penso. Raramente accendo la televisione. Ascolto un poco di musica. Mi faccio qualche caffè con la moka. Niente di particolare. Le giornate scorrono lente ma serene. Cerco di non angustiarmi per come mi va la vita e per come va il mondo. Così come cerco di non pensare troppo agli errori della giovinezza. Non serve a niente rimuginare. L’importante è prendere atto degli errori, talvolta grossolani. D’altronde allora c’era l’incoscienza giovanile. Non mi metto più a recriminare su quel che ho dato e su quel che ho avuto, sui torti fatti e subiti, sulle persone sbagliate che ho conosciuto e su quelle giuste che non ho incontrato. Ciò nonostante la coscienza talvolta rimorde. Ma quel che è fatto è fatto e come appunto cantava Vasco Rossi “ormai è tardi”.