A PROPOSITO DI SOLDI, di Gregorio Asero

A PROPOSITO DI SOLDI

Io non sono un politico e nemmeno un economista, ma questa crisi dovuta al “Corona virus” mi ha fatto fare alcune riflessioni:

Una Comunità, un Popolo, non dovrebbe vivere del valore fittizio generato dal denaro ma, al contrario, io penso, di quello originato dalla reale produzione delle merci e dei prodotti di uso e comune in genere. I prodotti materiali e di bene di consumo dovrebbero essere la vera “copertura” della ricchezza nazionale e non, come ben sappiamo, una banca o un forziere pieno d’oro. Per questo il mio pensiero, se fossi un economista, si rivolgerebbe al rifiuto della richiesta di prestiti di denaro verso Paesi stranieri, che sono oltretutto gravati da interessi da usuraio. Badate, non sono un Patriota nel senso stretto della parola, ma un uomo che vive il suo tempo. Il valore di uno Stato si dovrebbe rapportare solo sulla reale capacità di produzione dei beni che è in grado di produrre, invece che sulle sue riserve auree, oltre che ovviamente sulla ricerca del benessere sociale.     

Le merci che uno Stato avrebbe bisogno di importare, vuoi per collocazione logistica o ambientale o vuoi perché i suoi abitanti non sono in grado di produrre, a mio parere, dovrebbero essere solo quelle che non è in grado di produrre. Quindi le contrattazioni dovrebbero avvenire attraverso uno scambio di beni-baratto, sostenendo l’esportazione dei beni e prodotti che risultassero in eccesso alle proprie necessità.

Bisognerebbe, sempre a mio modesto parere, eliminare le speculazioni monetarie e il trasferimento di capitali all’estero, impedendolo con leggi severe, anzi severissime, fino ad arrivare al sequestro di tutti i beni del colpevole. 

Lo Stato dovrebbe poter “creare” moneta quando il lavoro e le materie prime sono in abbondanza invece che chiederlo in prestito a Paesi stranieri.

È una frode il fatto che la finanza possa arricchirsi grazie ai tributi che sottrae al lavoro di migliaia di persone, invece sarebbe cosa corretta e giusta che tutti pagassero le dovute tasse per e far sì che la comunità possa godere di servizi pubblici ed efficienti.

Sono convinto, lo ripeto senza aver la pretesa di essere un economista, che finché esiste un sistema monetario internazionale, una Nazione più potente e ricca di un’altra, che si appropria dell’oro e delle sue ricchezze, giocoforza imporrà la propria volontà politica, sociale e culturale.

Non c’è di meglio (o di peggio) che chi è creditore sia in grado di imporre al debitore gli interessi che più ritiene opportuni, costringendo il debitore a vivere un perenne ricatto morale e fisico.

Sappiamo benissimo che la ricchezza della finanza internazionale dipende moltissimo dal fatto che presta a interessi altissimi a paesi economicamente deboli provocandone inesorabilmente la sua rovina economica e sociale.

Io credo che sarebbe giusto che gli Stati più in difficoltà si possano scambiare i loro prodotti in una nuova forma di baratto. Facendo così verrebbe a mancare la necessità di richieste di prestito di denari alle grosse società finanziarie e di conseguenza anche l’oro custodito nei loro capienti forzieri perderebbe gran parte del suo valore e quindi scenderebbero a più miti consigli, se non addirittura chiudere le loro banche.

Va da se che queste idee sarebbero considerate deleterie e dannose da Stati ricchi di oro come lo Stato del Vaticano, o gli USA che detengono la maggior parte di oro mondiale.

 Gregorio Asero

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