Alan Sorrenti scrive la colonna sonora del 1977 con una canzone dance molto orecchiabile che è anche una poesia in musica. Allora le canzoni da discoteca erano soprattutto straniere. Il singolo rimane ai primi posti della classifica per diverse settimane. Il testo esprime la fugacità degli amori giovanili in quell’epoca in cui non c’era ancora l’AIDS e non si sapeva ancora niente dell’epatite c. Erano anni in cui i giovani si amavano senza remore e senza ostacoli perché  credevano nell’amore libero. In quegli anni Leano Morelli scrive “Nata libera” che viene eliminata a Sanremo ma riscuote un buon successo di vendite. Queste parole di Sorrenti sintetizzano anche la voglia di viaggiare per il mondo  di quella generazione e inoltre  quella che lo stesso  Sorrenti  definì “visione planetaria”: il cantautore infatti riesce ad essere  cosmico. Sorrenti ha dichiarato che l’eroina l’aiutò nella stesura del pezzo. Il testo è bellissimo perché genuino e spontaneo, anche se da alcune espressioni si nota lo stato alterato di coscienza e la perdita delle coordinate spazio-temporali di chi lo ha scritto. Dall’espressione “la notte che ci gira intorno” possiamo notare il sovvertimento percettivo e la distorsione allucinatoria dell’autore. Ma queste parole esprimono magistralmente codici e rituali di ogni generazione giovanile che c’é stata, che c’è, che ci sarà. Leggete attentamente:

“… Non c’è tempo di fermare
Questa corsa senza fine
Che ci sta portando via
E il vento spegnerà
Il fuoco che si accende
Quando sono in te, quando tu sei in me
Noi siamo figli delle stelle
Figli della notte che ci gira intorno
Noi siamo figli delle stelle
Non ci fermeremo mai per niente al mondo
Noi siamo figli delle stelle
Senza storia senza età, eroi di un sogno
Noi stanotte figli delle stelle
Ci incontriamo per poi perderci nel tempo
Come due stelle noi
Riflessi sulle onde, scivoliamo
Come due stelle noi
Avvolti dalle ombre noi ci amiamo
Io non cerco di cambiarti
So che non potrò fermarti
Tu per la tua strada vai
Addio ragazza ciao
Io non ti scorderò
Dovunque tu sarai
Dovunque io sarò.. “

Vasco Rossi negli anni ottanta porta a Sanremo” Vita spericolata” che si piazza al penultimo posto ma che vende moltissimo. Inizia il fenomeno del Blasco nazionale. Queste parole esprimono la voglia di vivere ed allo stesso tempo l’inespresso di ogni esistenza, tutto ciò che poteva essere stato e non è stato. Di solito dicono che non bisogna credere a ciò che dicono le canzoni perché troppo strappalacrime e troppo sentimentali. Ma queste due bellissime canzoni invece ci esprimono  realmente  qualcosa sull’assurdo di ogni esistenza. Sono entrambe molto significative. Comunicano intensamente l’inafferrabilità degli istanti e allo stesso tempo il senso di libertà giovanile di quegli anni. Non è un caso che anche Battiato ha ripreso in una sua canzone l’espressione “Figli delle stelle” aggiungendo inoltre che siamo “pronipoti di sua maestà il denaro”. Non è un caso nemmeno che De Gregori abbia ricantato “Vita spericolata”. In fondo la vita di ciascuno è un viaggio dall’incerta durata come scrive Vasco Rossi. Insomma ogni incontro è un numero random e l’esistenza è precaria ed incerta. Tutto ciò può atterrire come affascinare. I due cantautori esprimono la magia insita in ogni incontro, pur sapendo che tutto in questa vita è provvisorio e che ognuno è chiuso nella sua storia.

” … E poi ci troveremo come le stars
A bere del whisky al Roxy bar
O forse non c’incontreremo mai
Ognuno a rincorrere i suoi guai
Ognuno col suo viaggio
Ognuno diverso
E ognuno in fondo perso
Dentro i fatti suoi…”