Amniotici pensieri esposti al vento, di Giuseppe Buro

Amniotici pensieri esposti al vento, disciolti e a volte persi, consegnai alle onde il mio messaggio, arrotolai pensieri e profumi, come se dovessi andare lontano.

Sopra di me nuvole nere, preparava tempesta, trasformai il mio essere sogno in fosforescenti amniotiche nuvole bianche.

E venne l’alba un suono d’acqua nella mente lei era nuda che aspettava il mio corpo e fu magia.

Un suono lontano, qualcuno 

suonava alla porta, armeggiava 

per entrare, guardai ma non riconobbi quella figura, ancora 

in me era la paura, l’attesa

fu innocente evasione, inesistente passione che volo’ via.

Poi mosse i fianchi per venirmi incontro, in fretta bruciò la paglia, feci uno sforzo, le mani sudate

i pensieri vaganti, storie pregresse abiti sparsi.

Si spogliò, infilandosi nel letto l’inguine proteso come di dolce attesa, era una donna vera, mi

 alitò sul corpo e stette ferma, 

ah l’amore, quell’atto antico come 

il mondo, dove tutto è così normale,

dove due corpi fanno a gara per lottare.

La strada era lunga, tra i libri una rosa e lo scirocco ancora soffiava, 

le candele mosse dal soffio di vento

i veli, l’alcova, tutto era reale, poi rapidamente la strinsi forte superai l’abisso e, il pianto lasciai lì, nel mistero rimasi prigioniero dentro

il suo corpo.

Ma ancora ricordo, la volontà 

che rimane impressa nella memoria, non si potrà dimenticare così, 

come non morire di quel fuoco che mi ha segnato.

@ Giuseppe Buro