L’UOMO COMUNE, di Gregorio Asero

L’UOMO COMUNE

Spesso mi domando se la società che abbiamo costruito in occidente, specialmente dopo il famoso “68 sia una società giusta, a misura d’uomo, oppure sia un mostro che ha le sembianze della mitologica medusa dalle sette teste.

Io penso, e credo lo pensino in molti, almeno quelli che mettono in discussione questo modello di società, che stia per iniziare, mi auguro pacifica, una nuova rivoluzione.  Il mio auspicio è che i giovani comincino a mettere in discussione tutto quello che c’è di distorto in questa società, perché credo che la vecchia generazione abbia sbagliato obiettivo. È veramente questo tipo di società consumistica piena di computer, di tecnologia, di beni di consumo su larga scala, di cose che servono a tutto e a niente, la felicità a cui anelavamo? Sono convinto di no, e dico che questa felicità è qualcosa di infelice. 

Va da se che questo è il mio pensiero, che contrariamente a quanto qualche lettore possa pensare non vuole essere un giudizio, non voglio sembrare un distruttore, ma un lettore dei costumi del nostro tempo. 

Io penso che in questo momento la nostra cultura, la nostra filosofia, la filosofia cosiddetta occidentale, e non mi riferisco solo al modello capitalista, ma anche a quello cosiddetto comunista, abbia mancato il suo obiettivo. Credo sia arrivato il momento di fare una seria riflessione e fare il punto della situazione. 

Io dico che l’uomo comune, che in tutti questi anni ha vissuto di consumismo, che si è nutrito di televisione asservita al capital/comunismo più sfrenato, di giornali confezionati da giornalisti servi del potere, di settimanali che decantavano il vuoto più assoluto e di tutti sistemi di informazione in loro possesso, abbia ricevuto un ordine imperativo a consumare e ad acquistare e a vivere secondo determinati schemi prefabbricati nelle stanze del potere. Lo scopo di questa filosofia era precisissimo: se compri quello che ti propongo e quando lo dico io, vivrai in un mondo felice e salutare. Però in tutto questo criminale disegno improvvisamente è sorto uno strano imprevisto: tutto questo meraviglioso mondo fatto di fiabe e rosee aspettative, si è incrinato.

È bastato che i paesi del terzo mondo volessero anche loro vivere in un mondo fatato perché tutta la grande economia capital/comunista e mondiale entrasse in crisi. Per cui, l’uomo comune ha cominciato a vivere la sua insicurezza nei confronti del futuro. 

L’uomo comune credeva di essere felice con le sue belle autostrade, le sue macchine, le code ai caselli per le agognate ferie. In realtà il mondo in cui l’uomo comune era costretto a vivere non è altro che un inferno. 

Io dico che l’uomo che vive secondo questi schemi è infelice e la sua frustrazione si riflette nell’impotenza in cui è costretto a vivere. Ecco perché questa società abbandona le persone più deboli, quasi come se si vivesse una lotta selvaggia per la sopravvivenza. 

L’uomo comune questo lo sa, o perlomeno lo percepisce, per cui ne limita le sue funzioni vitali e si rende conto di vivere in una società aliena che non è più in grado di difenderlo. Comprende di vivere in una società piramidale dove al vertice della piramide non riesce nemmeno ad immaginare chi vi sia, mentre è consapevole, lui sì, di essere alla base di questo mostruoso monolite dove lui e tutti i suoi simili sono costretti a sopportare il peso di questa immensa struttura. 

Se io avessi il potere, anche solo per un momento, di governare questo paese penso che il primo dei miei impegni sarebbe quello di tentare di realizzare un sogno utopistico e per questo motivo irrealizzabile: l’uguaglianza effettiva fra tutti gli uomini. 

Lo so che mai nessun uomo lo concretizzerà ma almeno lasciatemi la possibilità di sognare.

Gregorio Asero