Quando ci troviamo di fronte un’opera del grande maestro Antonello da Messina, dopo l’impatto iniziale di meraviglia e stupore, ci inonda un forte e ragguardevole dubbio, un dubbio che ci porta a dover soprattutto pensare, meditare e cercare nel nostro profondo la risposta più vicina alla domanda stessa che l’opera e/o il Maestro ci propinano. Ogni opera di Antonello è volutamente e magistralmente rivolta a chi la osserva e è sua caratteristica stimolarci e non indurci soltanto a “guardare” ma a “scoprire” ovvero analizzare il pensiero, la “voce” del soggetto rappresentato e spesso il soggetto è descritto in un momento particolarmente emozionale, come il pianto o il dolore, che non possiamo rimanere inerti e indifferenti.

Questo “Ecce homo” di Piacenza, facente parte del Collegio Alberoni, è un’opera con tecnica ad olio su tavola leggera e sottile di legno di rovere, e rappresenta il Cristo alla colonna ( così a volte è conosciuta questa opera), ma il volto e l’espressione del figlio di Dio, emanano tutto lo sbigottito dolore e una silente ma profonda richiesta rivolta a chi lo guarda, che pare urli “Perchè?”.

“PERCHE’ ?” è l’urlo che in questi giorni rode chi ancora ha un anima e un cuore, un urlo che, come il Cristo allora, non ha risposta e il raccapricciante volto da dove povere e umili stille di pianto escono furtive, supplicano e invocano un logorante aiuto, una supplica che al contempo colui che la dice ne conosce la risposta , vana.

“Ecce homo” furono le parole di Ponzio Pilato quando mostrò il Cristo flagellato agli astanti e al popolo, e “ecce homo” sono ora le parole che il mondo urla donandoci gratuitamente stazio e violenza, dolore e sottomissione di “umile” gente.

Antonello di Messina ha sempre voluto con le sue opere pittoriche lasciare un ampio spazio all’apertura mentale e alla riflessione, tale che i suoi dipinti non avessero mai a cessare di essere ammirati.

“ECCE HOMO”

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Antonello da Messina – Ecce Homo