Sarà un discorso moralista e non da storico, ma continuo a non capire, pur consapevole del lavaggio dei cervelli (?) totale attuato con rigore dal fascismo, bastone e carota (l’Opera nazionale dopolavoro, le colonie marine, i treni popolari, la befana fascista, l’OMNI ecc.), come abbiano fatto quasi tutti gli italiani, nella vita quotidiana, ad accettare le Leggi razziali.
I docenti delle scuole di ogni ordine e grado, le maestre, e i genitori, che dovevano giustificare agli allievi come mai quel compagno non poteva più venire a scuola, i militari che perdettero da un giorno all’altro i colleghi, i dirigenti, operai e impiegati di piccole e medie imprese scomparsi, le domestiche rimaste senza il lavoro, i fidanzati “misti” col futuro matrimonio distrutto, il boicottaggio dei negozi (quanti non ci andarono più per paura, specialmente nei quartieri e nei centri piccoli) e delle attività degli ebrei, le famiglie che accettarono la scomparsa del professionista di fiducia, a cominciare dal medico. Questi furono i provvedimenti più gravi e più vistosi, che tutti conoscono.
Ma il diavolo si nasconde nei particolari. Se si legge l’elenco delle attività commerciali, professionali e altre loro vietate – decine -, formulato con precisione certosina (ma lo stomaco di chi scrisse questi decreti legge?), oscilla tra il tragico e il ridicolo.
Enzo Collotti (“Gli ebrei e il fascismo. Le leggi razziali in Italia, Laterza, 2006, p.85-86) elenca i divieti: essere portieri di palazzi, fare gli ambulanti, gli amministratori di condominio, gestire bar ristoranti alberghi, agenzie di turismo, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli, di fotografia e di ottica, di preziosi, di antiquariato, di oggetti usati, di esportazione di prodotti ortofrutticoli, di raccolta di rottami metallici, di noleggio film, gestire le scuole di ballo e di taglio/cucito, le agenzie di affari, le tipografie, di raccolta rifiuti, prendere il brevetto di pescatore dilettante, inserire pubblicità sui giornali e neppure gli avvisi mortuari, l’inserimento negli elenchi telefonici, la conduzione di autoveicoli pubblici, la detenzione di apparecchi radio, l’allevamento di colombi viaggiatori, l’ingresso nella sale d’asta, il commercio di stracci di lana, lavorare con qualsiasi mansione negli alberghi compreso il facchinaggio, recarsi in località di villeggiatura, affittare camere, effettuare forniture alle amministrazioni pubbliche, prendere il brevetto di pilota civile, essere soci di operative, consorzi agrari, istituti di credito, società di assicurazione, membri di tutti sodalizi di carattere culturale morale sportivo sociale.
E’ evidente che alcuni provvedimenti miravano a difendere (?) lo Stato, cautelandosi da possibili attività sovversive e di spionaggio. Altri, invece, puramente vessatori e sadici, avevano il solo scopo di umiliare, degradandoli a non cittadini nella vita di tutti i giorni, gli ebrei, innestando contro di loro anche il disprezzo dell’opinione pubblica. Fino a farli letteralmente scomparire dalla vita sociale, diventati degli appestati, lebbrosi, monatti.
Molti italiani ariani (?), non essendo informati o incapaci di comprendere le motivazioni (peraltro inesistenti) della persecuzione degli ebrei, caddero in questa convinzione: se sono stati emarginati così, un motivo ci sarà, se lo sono cercato; quindi meglio evitarli, non avere rapporti con loro.
Infine ricordo che la responsabilità di Vittorio Emanuele III, pur ovvia a pensarci, per decenni è stata taciuta. Solo da poco tempo viene ricordato dai media che firmò le Leggi razziali.

Titolo: LE MINUZIE DELLE LEGGI RAZZIALI