La festa talebana è sobria, politicamente accorta. Mettono un secolo e mezzo di invasioni nello stesso cesto, dai britannici ai sovietici fino agli americani. Nessuno ci ha strappato il turbante, serva da lezione. «Abbiamo finalmente riconquistato l’indipendenza, ma ora siamo pronti ad aprire un nuovo capitolo di armonia e pace con tutto il mondo». Neppure una bandiera americana è finita bruciata. Non può essere un caso. Qualche allegro sparo in aria poi solo molti vessilli bianchi dell’Emirato, un corteo chiassoso a Kandahar, uno a Jalalabad e poco altro. Francamente il minimo, dopo aver piegato la superpotenza a stelle e strisce. Nulla a che vedere con le celebrazioni di altri gruppi antiamericani per vittorie molto meno eclatanti: dagli iraniani della Rivoluzione khomeinista, agli Hezbollah libanesi, allo Stato Islamico della presa di Mossul (Iraq).

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