Antonella Viola: Da quando ho ricordi, per me il nuovo anno non inizia a gennaio ma a settembre

Sarà perché non sono mai davvero uscita dal mondo dell’educazione, passando da studentessa a docente, ma vivo i primi giorni di settembre ogni volta come un nuovo inizio, carico di aspettative e progetti, ma anche di fatica e sacrifici. Lo scorso settembre venivamo da un’estate che era stata vissuta, da un lato, come una ricompensa per i mesi difficili delle chiusure e del dolore per le vittime, dall’altro, però, ci portavamo dietro la preoccupazione per quello che sarebbe potuto accadere col ritorno del freddo, della vita nei luoghi chiusi, del lavoro e della scuola in presenza.

E, purtroppo, sappiamo che le previsioni non erano sbagliate e che il virus non solo non era morto ma è tornato a colpire duramente durante l’autunno e l’inverno. Oggi, a differenza di un anno fa, abbiamo i vaccini. Non solo: abbiamo vaccinato oltre il 70% della popolazione sopra i 12 anni di età. Questo dato così positivo, insieme all’altissima efficacia di tutti i vaccini utilizzati nel proteggerci dalla malattia severa (i dati parlano di efficacia superiore al 90%) ci consente di affrontare l’arrivo dell’autunno con minore apprensione. Ma non come se tutto fosse alle nostre spalle. Sono ancora tante, troppe le persone che non si sono vaccinate e che sono a rischio di malattia severa e possono diffondere l’infezione.

Questo significa che ci sono zone d’Italia in cui il contagio galoppa e mette sotto stress gli ospedali. La Sicilia è tra queste e non a caso, vista l’alta percentuale di non vaccinati nelle fasce di età a rischio (14% degli over 70, 18% tra i 60 e i 69 anni e ben il 24% tra i cinquantenni). Ecco che, in queste condizioni che tutti ci auguriamo siano dovute ad un periodo di transizione, all’estate e alle vacanze che magari hanno spinto qualcuno a rimandare la vaccinazione, è necessario continuare a limitare la circolazione del virus, garantendo però la ripresa delle attività produttive e commerciali, della scuola e dell’università, della vita sociale.

L’unico modo che abbiamo per farlo è limitare l’accesso a tutti quei luoghi a maggior rischio di diffusione del contagio, consentendolo solo a chi è guarito da Covid19, è vaccinato o può dimostrare di non aver contratto l’infezione mediante un tampone molecolare. Da oggi, è obbligatorio possedere il green pass per l’uso di alcuni mezzi pubblici, per frequentare l’università e, anche nella scuola, dove, sebbene gli studenti non avranno l’obbligo di possederlo per accedere alle lezioni, il personale scolastico dovrà esserne munito. Si tratta di misure utili e necessarie alla ripresa della nostra vita con maggiore serenità.

Il green pass rappresenterà sempre di più lo strumento essenziale per vivere in comunità senza troppe restrizioni e, in quest’ottica, la sua durata è stata prorogata a 12 mesi. La scelta, che anche questa volta ha fatto discutere, sembra invece ovvia e necessaria. Certo, non abbiamo ancora dati che ci mostrino cosa succede in una popolazione vaccinata a 12 mesi di distanza; tuttavia, sulla base degli studi effettuati, sappiamo che se anche il livello di anticorpi cala, la protezione dalla malattia resta comunque alta.

Questo non ci sorprende, perché le due dosi di vaccino servono appunto a stimolare la produzione di cellule della memoria immunologica, che si attivano prontamente in caso di esposizione al virus. Inoltre, la risposta contro il SARS-CoV-2 coinvolge, oltre agli anticorpi, anche altri meccanismi di protezione che possono durare nel tempo. Non c’è quindi alcuna ragione scientifica per mettere in discussione il prolungamento del green pass a 12 mesi e, del resto, non c’è alcuna alternativa pratica a questa decisione.

Quello che invece bisogna ricordare ai cittadini è che, poiché nessun vaccino protegge nel 100% dei casi e poiché la variante Delta è più contagiosa delle precedenti e, seppure in casi rari, può infettare anche chi è vaccinato,  è bene che tutti continuino a utilizzare le mascherine nei luoghi chiusi e che si prestino particolari attenzioni nei confronti delle persone più fragili. Finché il virus continuerà a circolare, dovremo imparare a conviverci, proteggendoci a vicenda per superare serenamente l’autunno e l’inverno in arrivo.

(Editoriale pubblicato oggi su La Stampa)