– Il Fatto Quotidiano

Tania è una donna di 48 anni di Rustega di Camposampiero (Padova), sposata e madre di tre figli, finita per 15 giorni in rianimazione all’ospedale di Cittadella (Padova) dopo aver contratto il Covid.

“Avevo rimandato la vaccinazione due volte – ha raccontato – avevo paura, nutrivo dei dubbi e non ero del tutto convinta” dice. Ma “se avessi saputo cosa rischiavo…rinviare ha messo la mia vita in serio pericolo”. Così dice: “Non rimandate per dubbi o paura: si muore di Coronavirus, non di vaccino”.

Quando racconta la sua storia dice di aver avuto in un primo momento solo la febbre, poi, non essendo vaccinata, la situazione è rapidamente cambiata. “Mi mancava il respiro – racconta – e sono stata ricoverata d’urgenza nella terapia intensiva di Cittadella con un polmone già infettato e l’altro rimasto sano per un quarto.

Il quadro clinico era molto grave e le previsioni di non farcela non erano certo non tenute in considerazione. I medici mi hanno sedata e addormentata per una settimana“.“Miracolosamente” dice “le terapie hanno iniziato a fare effetto.

Pian piano mi hanno svegliata, dopo altri otto giorni sono migliorata e tornata a casa, avevo però bisogno di essere aiutata in tutto perché non avevo la forza di fare alcunché.

Ora un po’ alla volta con un apparecchio per l’ossigeno la mia salute è andata migliorando, ma i giorni trascorsi in terapia intensiva sono indelebili, come il ricordo delle altre due persone ricoverate con me, entrambe con un quadro clinico complesso ed entrambe non vaccinate”.

Nella sua famiglia hanno contratto il virus anche i tre figli, uno dei quali è stato ricoverato in ospedale, ma senza gravi conseguenze. L’unico che non ha contratto il Covid è stato il marito, vaccinatosi prima dell’estate.

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