La Pampa Gringa di Pinin:Il ‘racconto del giovedì’ a cura di Ernesto Martinasso

Me Piemont

La Pampa Gringa di Pinin

Pinin viveva, tra le due Guerre Mondiali, nel paese di Giaveno, nella Val Sangone; la sua era una famiglia di contadini che campava strappando alla terra, avara e imprevedibile, gli scarsi e incerti frutti che permettevano appena la sopravvivenza.

Alcuni suoi parenti erano emigrati, anni prima, in Argentina e Pinin, prendendo il coraggio a due mani, disse un giorno al padre “padre mio, io parto per l’Argentina, sono stufo di questa vita di stenti e incertezze”, il padre si rabbuiò in volto e disse “Pinin, tu cosa ne sai dell’Argentina?”, Pinin rispose “nulla, padre mio, ma cercate di capirmi, io qui non vedo alcuna possibilità per il futuro; l’Argentina non può essere più avara dei nostri piccoli appezzamenti”. Sul volto di pietra del maturo genitore scorsero lacrime inconsapevoli, egli aveva perduto il padre e un fratello nelle miniere di Francia e non voleva che l’Argentina gli portasse via anche il figlio. Pinin era esterrefatto, non aveva mai visto piangere suo padre, avvezzo ai dolori della vita e paziente al loro accanito ripetersi. Il silenzio fu lungo, parlarono soltanto i pensieri, inaudibili, ed esplicarono, meglio di qualunque parola, le speranze e i timori dei due congiunti. Infine fu il padre che  concluse “vai, figliolo, l’aquila che impedisce all’aquilotto di lasciare il nido per tempo lo crescerà timoroso e lo vedrà sfracellarsi sulle rocce. L’Argentina è grande e ci sarà sicuramente posto anche per Pinin.” Padre e figlio si abbracciarono e con quell’abbraccio suggellarono un patto silenzioso e irrevocabile: Pinin ce l’avrebbe fatta!

S’imbarcò, lui che non aveva mai visto il mare doveva attraversare l’Oceano. Il mal di mare si presentò immediato e feroce, ma caparbiamente si rifiutò di piegarsi ad esso; “non pensarci che passa” avrebbe detto suo padre, e così fece. Pur avendo il biglietto pagato si mise ad aiutare i mozzi e i marinai, il lavoro non lo intimoriva di certo e, impegnato com’era, il mal di mare passò. Divenne, inutile precisarlo, il beniamino del personale di bordo, intessendo amicizie che durarono negli anni a venire.

E dopo tanto, ma tanto Oceano, così tanto che temette fosse infinito, ebbene infine venne l’ora dello sbarco. E dopo lo sbarco raggiunse la fattoria dove vivevano i suoi parenti, non lontano da Santa Fe, nella Pampa Gringa.

I parenti lo accolsero con grande commozione, ma siccome lui non voleva pesare su nessuno, si buttò nel lavoro, come si suol dire, anima e corpo.

In pochi anni si fece una posizione, fedele al patto fatto col padre, conobbe una bella ragazza, si sposarono e crebbero una sana famiglia.

La Pampa lo affascinava e sgomentava al tempo stesso, l’orizzonte sembrava infinito e non si capiva quasi la demarcazione tra cielo e terra.

Ma la sera, prima di addormentarsi, il pensiero volava sulle onde dell’Oceano e lo superava con le ali veloci del sentimento,  si ritrovava nella sua casina di Giaveno con i suoi congiunti lontani e rivedeva l’amato profilo dei suoi monti e la Sacra di San Michele illuminata dalla Luna.   

Ernesto Martinasso